PER DISTINGUERE LE PUZZE NON TURARSI IL NASO

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QUALCHE CONSIGLIO NELL’EPOCA DI TRASFORMISMI, CLIENTELE E TRADIMENTI DEL TERRITORIO – E NELLA DOMENICA DELLA CORSA DELLE TRUPPE CAMMELLATE ALLE URNE

6 MARZO 2024 – L’interesse spasmodico che le elezioni regionali riscuotono dopo l’inatteso risultato della Sardegna si tradurrà in una più alta partecipazione al voto. Torneranno alle urne i molti delusi della Sinistra, che non avevano dimenticato il pessimo quinquennio di Luciano D’Alfonso e lo stesso epilogo della sua presidenza, caratterizzato dal sostanziale ultimatum lanciatogli dalla commissione senatoriale affinchè lasciasse il posto in Abruzzo per prendere quello conquistato a Roma e, insomma, si decidesse a scegliere cosa fare da grande accantonando per i successivi cinque anni lo smisurato “ego” che anteponeva a tutto e a tutti. Prenderanno la via dei seggi quanti, prima del ribaltone-Todde,  avrebbero lasciato ad altri il compito non coinvolgente di confermare il sostegno alla grigia figura di Marco Marsilio che, riposando sulle percentuali dei pronostici, non aveva provato neppure a proporre un argomento serio per la sua conferma, tanto è vero che negli ultimi giorni, proprio a Sulmona, ha sfoderato l’antica arma dell’annuncio di un finanziamento (quello per la ferrovia Roma-Pescara), come ai tempi di Gaspari e Natali si annunciavano i rifacimenti delle reti idriche e fognarie e si tagliavano i nastri inaugurali di strade o di edifici scolastici alle frazioni.

La sferzata sarda avrà effetti anche in Valle Peligna, dove motivi specifici per non andare a votare si aggiungevano per le profonde delusioni degli elettori in quanto cittadini aventi diritto a servizi e infrastrutture. Il PD di D’Alfonso avrebbe ravvivato il ricordo del declassamento dell’ospedale (attuato), oppure lo sconsiderato progetto di privare la Valle Peligna dell’autostrada (in avanzata fase di realizzazione se non fosse stato per i costi che avrebbero lasciato perplesso anche uno sceicco degli Emirati), oppure la decisione (attuata) di interrare a Noce Mattei i rifiuti tossici del porto di Pescara e quelli indifferenziati di Roma per i quali l’”ego” di cui sopra portò a richiedere e pretendere la sottomissione della sindaca della Capitale in quanto grillina in carriera.

Tutto a spese di Sulmona e del circondario.

I Fratelli d’Italia di Sulmona fino a due domeniche fa potevano pure non parlare agli elettori, tanto erano favoriti dai sondaggi per l’azione trainante di Giorgia Meloni che oscurava i loro molti capitomboli da dilettanti allo sbaraglio e gli strani abbandoni della politica per cadreghe regionali. E, quindi, potevano evitare di spiegare come e perché, da feroci sostenitori di rinnovamento e di facce nuove, abbiano accettato nel gruppo consiliare al Comune uno scappato dal gregge di Andrea Gerosolimo che ha evitato loro la magrissima figura di trovarsi in Consiglio con il solo candidato sindaco Vittorio Masci, terzo su tre candidati sindaci. Non è che, pure dopo il voto in Sardegna, abbiano affrontato l’imbarazzante argomento; come pure non hanno spiegato perché abbiano disertato una riunione consiliare sul Cogesa nella quale sarebbe stata chiusa definitivamente ogni linea sotterranea di collaborazione con l’epoca dell’occupazione di Andrea Gerosolimo. Poliglotti, hanno pure taciuto in sette lingue (e continuano a farlo) sulla presenza del loro Marco Marsilio alla inaugurazione del cantiere per la bretella ferroviaria che eviterà la stazione di Sulmona dal collegamento L’Aquila-Pescara, evento ancor più imbarazzante per politici sulmonesi che avessero avuto a cuore la dignità di tutelare il proprio territorio.

Purtuttavia, anche dalla cosiddetta “Destra” correranno in massa alle urne gli Italiani di Sulmona che ai tempi della Destra sarebbero arrossiti a parlare di sovranismo essendo alleati con chi ricatta il governo per far passare l’autonomia differenziata e lo smembramento dell’Italia a favore delle regioni ricche; e correranno anche i Sulmonesi che solo quindici mesi fa, ancora lontani dalle elezioni, hanno visto scippare dalla Roma-Pescara i finanziamenti per il “surplus” di riflessione richiesto dal Ministro Matteo Salvini, uomo per tutte le stagioni e tutti i quarti d’ora, proveniente dal… destrissimo Leoncavallo.

Per evitare che la necessitata corsa alle urne sproni le truppe cammellate delle clientele e si trasformi in premi per il prossimo quinquennio a favore di chi tradirà nobili ideologie e finanche concrete aspettative di conservazione di un territorio, potrebbe essere utile fare una scelta sui nomi per valorizzarne i non molti che conservano una dignità. E’ vero: è una ricerca più difficile di quella di Diogene che con la lanterna cercava “l’uomo”; ma è un esercizio per conservarsi uomini e per non aderire al gregge. E non bisogna turarsi il naso, perché con quello sciocco invito di una delle tante firme sovrastimate del giornalismo italiano non si è avvertito il “puzzo del compromesso” denunciato da Paolo Borsellino qualche mese prima di sacrificare consapevolmente la propria vita. E si è lasciato che la politica abdicasse alla magistratura.

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