PREMIATI ANCORA I DEMOLITORI DELLA VALLE PELIGNA MA UNA LUCE SEMBRA DELINEARSI

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PRIME VALUTAZIONI SUI RISULTATI ELETTORALI

26 SETTEMBRE 2022 – Il dato più evidente, che ipoteca ogni valutazione sulle elezioni politiche 2022, tanto a livello nazionale che su quello locale, è il vertiginoso aumento del numero di chi non è andato a votare: ben 9 punti percentuali in più rispetto al 27% di quattro anni fa. Fatta questa premessa, tutte le dichiarazioni post-voto debbono essere purgate dei trionfalismi che invece leggiamo a Destra. E va pure rimosso quell’atteggiamento di sufficienza nei confronti dei 5 Stelle che, se non altro, raccogliendo quella protesta e in parte quella delusione, hanno evitato nel 2018 che si scendesse a questo dato, soglia minima da quando gli Italiani sono tornati a votare. Ed hanno evitato che la cosiddetta Destra metta mano alla riforma della Costituzione senza neanche sottoporsi al referendum confermativo sul quale si schiantò Renzi.

In ambito regionale spicca il risultato di Fratelli d’Italia, previsto per le concomitanti spinte che venivano da L’Aquila e Pescara. Biondi a L’Aquila sta raccogliendo il consenso che viene in genere agli amministratori quando su di loro piovono miliardi a iosa e quando possono scaricare su altre città le problematiche assillanti dei rifiuti (in questo caso a scapito di Sulmona, che, come è stato per Paolo Pelino e Giovanni Legnini che soppressero il Tribunale, dà pieni voti a chi la spernacchia). Masci a Pescara si è avvantaggiato di una crisi del maggior partito una volta di sinistra, il PD, oggi espressione di frange più o meno parioline e comunque di connotazione quasi sempre parassitaria. Se è vero, come si preconizza in base alle anticipazioni, che D’Alfonso non è riuscito a raggiungere il seggio al Senato e comunque, se lo raggiungerà, sarà all’esito di conteggi più approfonditi e, quindi, sul filo del rasoio, è evidente che la politica dalle strategie democristiane ricucite sul Pd ha mostrato la corda e aspetta solo di trasferirsi e prendere piede in Fratelli d’Italia, dove già sta diffondendo vene di chiaro inquinamento. Il potere logora chi ce l’ha, checchè ne possa aver detto in televisione un fiancheggiatore della mafia fino al 1982.

Esente da queste trasformazioni deleterie appare il Movimento 5Stelle, che ha subìto una evidente cura dimagrante, ma tiene la battuta da solo con il 15% che lo pone ben al di sopra della Lega, mercè anche le squallide figure di assessori regionali come Imprudente e lo schianto di diktat interno di D’Eramo sul modello di guerrieri bolliti come Salvini, non più ripresosi dagli schiaffoni del dibattito pubblico in Parlamento nell’agosto 2019.

Il partito di Conte potrà raggiungere maggiori consensi se si confermerà una forza di rinnovamento morale; il che è difficile, ma sarà più facile se si emenderà  dal padre Grillo che mangia i suoi figli e li costringe a sposare una “transizione ecologica” dai contorni parolai e dall’illusione di condizionare uomini come Mario Draghi del tutto indifferenti alle vicende e alle vere problematiche dell’italia e impegnati solo e dipingere con falsi colori e contorni la propria immagine di esecutore degli ordini della speculazione finanziaria internazionale.

Buona anche la scoppola su Michele Fina, che insieme a D’Alfonso ha devastato la Valle Peligna con la gestione di un Partito Democratico conservato nelle mani di personaggi come Franco Casciani e Franco La Civita; quest’ultimo pare, alla fine, tributario di voti a Lorenzo Sospiri secondo quell’ottica perseverante democristiana della quale s’è detto prima.

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