Prima di cadere le foglie del Parco nazionale aspettano la fine della legislatura

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12 GIUGNO 2016 – Un pizzico che si muove fuori dagli obblighi di obbedienza all’apparato di partito

e Paola Pelino viene contestata duramente da Forza Italia abruzzese: Sospiri, Gatti e Febbo (quelli che portano i voti, al contrario di Pagano che porta chiacchiere) si sono detti sorpresi dell’apparentamento con Di Masci e invitano i referenti in Valle Peligna a smentirlo. Lo ritengono inconciliabile con l’impostazione che “Forza Italia” si è data; e lo ritengono contraddittorio con  la stessa presentazione di una lista in evidente antagonismo a quelle di Di Masci e Casini.

Insomma, sberle dappertutto per la senatrice. In realtà, la posizione di fiera alternativa alla politica inconcludente della giunta Ranalli entra in contraddizione palese con l’alleanza con Bruno Di Masci che proprio Ranalli ha messo a Palazzo San Francesco e ha teleguidato fino a quando Ranalli non ha tentato di togliersi il collare e rapportarsi direttamente all’assessore Gerosolimo pensando di poter fare a meno di Di Masci. Il disastro dei mille voti rastrellati è frutto della serie di errori colossali di Paola Pelino ogni volta che è uscita dal guscio protettivo del berlusconismo spinto (obbedienza cieca, pronta e assoluta come ai tempi dei comunisti trinariciuti descritti nelle vignette del “Candido”). Alcuni voti (centinaia? forse qualche decina) saranno transitati da “Forza Italia” a “Sbic”  (Sulmona Bene in Comune) tramite l’opera curiale di Franco Iezzi, che si ritrova alla Presidenza del Parco della Majella per “merito” di Pelino-Prestigiacomo e in questo modo ringrazia “Forza Italia”, come già fece per la Democrazia Cristiana nel momento nel quale questa era in pericolo di dissoluzione. Le foglie d’autunno lasciano la pianta perché non dà più nutrimento; e basta un colpo di vento più forte perché se ne distacchino. Se qualcuna rimane, è solo perchè aspetta la fine della legislatura.