PRONTE LE TESSERE DI IDENTIFICAZIONE DEGLI ALLOCCHI

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29 DICEMBRE 2017 – La vicenda della “centrale di spinta” del metanodotto a Sulmona è già condizionata dal clima elettorale, con i ruoli finora svolti dal presidente della giunta regionale, dal sindaco di Sulmona e da alcuni altri sindaci del circondario sulmonese. Ne è riprova il fatto che, pur non essendo stati ricevuti dal presidente del Consiglio dei ministri nella missione odierna a Palazzo Chigi, i sindaci non si sono dimessi e hanno sottolineato, sperando di trovare una via di uscita all’impasse delle dimissioni annunciate e non rassegnate, che il “decreto è stato congelato”. A parte che tecnicamente non si comprende cosa voglia dire “congelamento” del decreto, se il Consiglio dei ministri l’ha adottato e se i termini per impugnarlo non si congelano affatto, resta la grande gaffe, nella quale si sono compiaciuti di incappare anche sindaci di orientamento diverso da quello di Sulmona, di inscenare una protesta clamorosa e come tale riportata anche dalla stampa nazionale, per poi farla rientrare senza il minimo appiglio, anzi con il palese disinteresse del presidente del consiglio alla protesta.

E’ evidente, allora, che tutta questa pantomima servirà solo a sostenere (nei confronti di chi ci vorrà credere) che sono stati attivati tutti i rimedi per evitare la costruzione della “centrale di spinta”. Per i più attenti non sarà difficile ricordare che alla riunione della settimana scorsa, quando il Consiglio dei ministri ha adottato la decisione oggi tanto contestata, non era presente D’Alfonso, che adesso strombazza ricorso al TAR pensando sempre di avere a che fare con la parte di allocchi sulmonesi che lo accolgono sempre festeggiandolo mentre sta facendo terra bruciata della Valle Peligna; e non era presente l’assessore regionale Andrea Gerosolimo, che poi chiama a raccolta i sindaci per questa messa in scena davanti ad un attonito funzionario di Palazzo Chigi. Queste sono le pietre miliari della condotta dei politici nella vicenda della centrale di spinta del metanodotto; e questa condotta porterà ad un ulteriore aggravio delle condizioni ambientali del centro-Abruzzo, sulle quali influiscono ancora gli atteggiamenti del presidente della giunta D’Alfonso e dell’assessore Gerosolimo per i fanghi del porto di Pescara, inviati in deroga alla normativa sui rifiuti allo stabilimento (in effetti: discarica) di Noce Mattei tra Sulmona e Pacentro, dove confluiscono rifiuti da tutto il centro Italia (nella foto un autoarticolato dell’azienda municipale dell’Aquila ripreso nei pressi di Bussi per il quotidiano regalo qualche anno fa).

Se c’è qualcuno che sia disposto ancora a difendere questi due personaggi, ci fornisca la sua foto da apporre alla tessera di allocco.

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