QUALCHE GRAMMO DI ORO SVEVO IN UN PREMIO PER FAR RISORGERE SULMONA

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INIZIATIVA DEL “VASCHIONE” PER RICORDARE CHE SULMONA NON FU SOLTANTO BELLA, MA LO E’ ANCORA ED HA GRANDI RISORSE PRIMA DI DIVENTARE LA DISCARICA DELL’ITALIA

Un premio per scuotere Sulmona dal suo torpore; non per ricordarle quanto sia stata bella, ma per dirle che ancora stupisce per la sua bellezza.

Un premio per rispondere alle mille domande dei turisti che non si spiegano perché, prima di averla visitata, non avevano sentito parlare di tutte le cose che conserva e che raccontano, per l’atmosfera che si respira.

Un premio per non lasciare sospesi gli studi su un periodo storico che ancora emerge da scavi improvvisati e fortuiti.

Un premio perché non si ripeta la gaffe di illustrare, al museo civico, un sovrano svevo come “Re Ladislao”, autentico episodio di… depistaggio turistico-culturale.

Questo sarà il “Premio Vaschione d’oro”, al quale saranno chiamati uomini e donne di alta cultura, selezionati solo per quello che avranno scritto, detto, rappresentato in arte e non già per la loro appartenenza a cenacoli e conventicole. E sarà un premio che non dovrà elemosinare finanziamenti a nessuno, tanto meno ad enti pubblici, a sindaci, a presidenti di regione. Riprodurrà un volto, quello del mascherone della Fontana del Vecchio (nella foto del titolo), che scruta e non contempla, che interroga e non suggerisce; che, perciò, dovrebbe ispirare anche chi vuol essere, nella Sulmona di adesso (e, perciò, in un contesto di innovativa azione sociale) giornalista nel significato alto del termine.

L’acqua della “Fontana del Vecchio”, detta il “Vaschione”

Interpreteranno questa maschera, sciogliendo l’oro come fanno da secoli, gli artigiani Di Rienzo, orafi di Scanno, affinchè chi la riceverà in miniatura potrà considerarla una stilla di una fusione immensa e ultimo lascito di quell’”Età dell’oro” che questo giornale è andato riscoprendo nel XIII secolo e nel Regno di Sicilia. Fin qui arrivava, da Palermo, la dominazione sveva; anzi aveva eletto qui un bastione del suo impero, preferendo la città a tutte le altre d’Abruzzo. Una goccia d’oro e niente di più spetterà a chi avrà raccontato della Sulmona sveva e degli svevi che legarono la loro vita o una loro singola impresa alla causa sulmonese. Non ci saranno cachet attraenti, e, quindi, il Premio avrà un valore solo spirituale, per sottolineare che il XIII secolo fu anche quello di San Francesco, che passò nella Valle dell’Aterno lasciando un suo miracolo. La materia è scelta solo per collegarla allo slogan con il quale presentammo, nell’inserto di tre anni fa, la scoperta del… sovrano svevo al museo, dopo averla ripresa da uno studio che giaceva dimenticato dal 1994 (nella foto in basso l’incantevole affresco che si trova al museo civico).

Sarà un’occasione per ricordare ai sulmonesi chi valorizzò le risorse di questa città e la investì d’oro, in tale quantità che ancora oggi ne può beneficiare. Una consapevolezza così potrà aiutarli a respingere chi la copre di rifiuti, di gas tossici, di cenere e non proverebbe imbarazzo a cospargerla di sale pur di rivendersi a più alti livelli quella che era una… “terra meravigliosa”.

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