Quando Burian faceva sentire i suoi artigli

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Gli alberi nella distesa di neve del Piano delle 5 Miglia

E MOLTI PROVANO IL GUSTO DI METTERE LA TESTA NELLA BOCCA DEL LEONE

25 FEBBRAIO 2018 – Chi avrebbe immaginato che un avvenimento di cronaca di 45 anni fa destasse tanto interesse per i retroscena giornalistici che lo caratterizzarono, almeno a giudicare dalle domande che ci pervengono? Siamo alla terza puntata di quella curiosa vicenda che vide danzare attorno alla notizia di due coniugi dispersi sull’Aremogna una società che languiva nelle ceneri di una vita di provincia senza troppa cronaca.

Dopo il redattore di Roma che si preoccupa perché di notte si dovrebbero rifare le pagine se fosse vero che i coniugi sono stati ritrovati; dopo il fotografo che supera l’ambulanza per riprendere tutte le sequenze del volto della donna costretta a rimanere due notti e un giorno nel deserto di neve tra Roccaraso e Scontrone; dopo la sfuriata del capitano dei Carabinieri che legge sul giornale i presunti meriti dei poliziotti (v. nella sezione SPIGOLI), si potrebbe dire, all’indomani dell’arrivo di un Burian tanto strombazzato, che le follie dell’inferno di neve tra Sulmona e l’Alto Sangro sono banali e l’artiglio della bufera c’è sempre stato, sebbene non sempre uguali siano state le condotte degli uomini davanti a questa emergenza. Chi parla di “eccezionale ondata di maltempo” non sa cosa dice, da queste parti, perché non sa, per esempio, che per due notti e un giorno rimasero intrappolati nell’ultima galleria tra Roccapia e il Piano delle Cinque Miglia tre autovetture, con i rispettivi occupanti, solo perché avevano pensato di “sfondare” il versate Roccapia, quando lo spazzaneve che li precedeva, dopo aver lavorato sull’Altipiano, se ne era tornato tranquillo verso Roccaraso per pulire l’altra corsia. Gli automobilisti, facendosi coraggio l’uno con l’altro, pensarono di percorrere tutta la galleria per vedere se l’altra “bocca” fosse libera. Naturalmente era ostruita da un paio di metri che la bufera aveva sputato e, al ritorno per rimettersi dietro allo spazzaneve che aveva preso lentamente la marcia inversa, avevano trovato già una cinquantina di centimetri che ben altro Burian, rispetto a quello di oggi, aveva trasportato al limitare della galleria.

Ma il fascino della montagna, un po’ perverso in chi esagera, assomiglia al fascino di stuzzicare una fiera, di mettere la testa nella bocca del leone per vedere se sarà proprio così crudele da chiuderla. Diversamente non si spiegherebbero i “fuori-pista” quando c’è il rischio di slavine o l’abbandonare la traccia di uno spazzaneve per fare poi capolino dalla galleria e magari dare spunto ai tanti lupi affamati.