LA RESISTIBILE ASCESA DI ANDREA GEROSOLIMO CON LE SUPERCAZZOLE PER GIUSTIFICARE I TAGLI ALLA SANITA’
31 MARZO 2020 – Se abbiamo un ospedale che non è formalmente catalogato per ricevere malati di coronavirus, ma riceve i malati di coronavirus senza neppure le cautele minime; se abbiamo una classe politica che non fiata pur in presenza di decisioni delittuose come quelle che hanno imposto il trasferimento di malati di coronavirus da Pescara a Sulmona dove sono oggi occupati tutti i posti di rianimazione e i reparti ordinari non possono contare su tale reparto per le proprie emergenze; se la stessa classe politica si limita a balbettare che, secondo le assicurazioni della ASL e della Regione da domani si vuoterà l’ospedale da tutti i malati di coronavirus che saranno trasferiti a L’Aquila, ma a poche ore da tale trasferimento la sindaca ammette che forse uno slittamento ci sarà; se siamo in presenza di questo caos totale, nelle linee programmatiche e nell’attuazione degli ordini, lo dobbiamo di certo anche a chi ha progressivamente rassicurato la popolazione del centro Abruzzo mentre veniva spogliata di ogni presidio sanitario e che lo ha fatto non per convincere sulmonesi, pratolani, etc, della oculatezza delle scelte della giunta regionale, quanto solo per… entrare in giunta regionale.
I siti come questo che offriamo da dieci anni (domani per l’esattezza) ai lettori sono meccanismi perfetti che aiutano a ricordare. Per esempio, quando si trattò di demolire la guardia medica di Campo di Giove il quasi assessore regionale Andrea Gerosolimo si inventò la locuzione “Macchina medicalizzata” per definire il sostituto del medico e dei locali adibiti a guardia medica. Doveva tessere le lodi del “governatore” D’Alfonso che di lì a poco, secondo il metodo tipicamente democristiano, lo incluse (poi pentendosi) nella giunta regionale. Quella che in altre circostanze sarebbe stata definita una truffa terminologica, venne fatta passare come atto di responsabilità per agevolare la sanità abruzzese nel realizzare risparmi e farla uscire dal tunnel del commissariamento. In mezzo ai lupi, nelle serate d’inverno quando quasi non si può uscire di casa per la neve, a Campo di Giove veniva sottratta la guardia medica e la comunità pedemontana della Majella faceva un salto nel buio, rimanendo di fatto senza assistenza; ma il quasi assessore si prodigava nel cantare i lati positivi di questa “macchina medicalizzata”, mentre i cittadini di Campo di Giove tutto quello che potevano fare era annunciare che non avrebbero ritirato i certificati elettorali, accontentando ancora di più D’Alfonso & Co. che così avrebbero avuto meno elettori dissidenti.
Con queste credenziali, gli artefici della disintegrazione del sistema sanitario abruzzese si presentano al tragico appuntamento con la pandemia e pretendono di avere voce in capitolo sul dirottamento dei pazienti da coronavirus all’ospedale di Sulmona, incoraggiati da qualche decina di plaudenti mendicanti in cerca di coperture. Debbono solo sperare che a quella loro accusa di essere “traditori della patria e del territorio” lanciata proprio mentre si compiva la violenza ai danni della comunità sulmonese non segua l’espandersi della pandemia in centro-Abruzzo per tutte le implicazioni che i “salvatori della patria” causavano con il dirottamento dei pazienti contagiati e portatori di contagio, perché questa volta non si tratterebbe di giustificarsi delle supercazzole del genere “macchina medicalizzata”, inventate per i gonzi disposti a credere e a votare o a sostenere sui social la follia di creare a Sulmona un ospedale covid mentre tutte le risorse erano destinate ad allestire un ospedale covid nell’ex nosocomio G8 a L’Aquila. A differenza dei tempi nei quali si poteva amministrare il comune d i Prezza e il Consorzio di Bonifica contando sulla breve memoria degli amministrati e anche sulla loro ingenuità, le scempiaggini lasciano una traccia che è facile facile ricostruire.






