I RAPPORTI TRA IL PESCARESE E IL ROMAGNOLO DOPO I SUCCESSI DEI GRANDI FILM
23 LUGLIO 2016 – E’ il contrasto della intelligenza riflessiva con il compiacimento superficiale quello tra l’abruzzese Ennio Flaiano e il romagnolo Federico Fellini.
Così, almeno, appare in “Ennio Flaiano, una vita per il cinema”; e deve essere andata proprio così, se Fellini non si faceva scrupolo di far viaggiare il genio delle sue sceneggiature in classe economica per andare a ritirare l’Oscar, mentre lui, con qualcun altro, andava nel lusso. Sanguigno come i suoi personaggi, Fellini ostentava la mancanza di una sceneggiatura, proprio per provocare e mortificare Flaiano, che sceneggiature scriveva anche di notte. Il regista sosteneva, per la precisione, di andare in scena con pochi appunti scritti su un biglietto dell’autobus. La descrizione dei rapporti tra il grande regista e l’assai più grande intellettuale prestato al cinema (ma del cinema grande padrone) rende un omaggio silenzioso, eppure ben percepibile, a chi del silenzio delle parole fece il proprio “credo”. In compenso, Flaiano, era generoso di parole nei suoi scritti; e non serve arrivare agli aforismi famosi (raccolti e replicati talvolta anche a sproposito) per avvertire il senso profondo che sapeva inprimere ad un vocabolo per renderlo ben diverso dall’altro.
Fu il vero dominatore dell’Italiano, laddove Fellini seppe arrivare tutt’al più ad una espressione dialettale come “Amarcord”; seguirono altre opere cinematografiche, orfane del Flaiano intellettuale e poco a poco l’astro del romagnolo si spense, fino ad una tristissima terza età nella quale non riuscì a sfiorare neppure i livelli di “Otto e mezzo” o de “La dolce vita”, guarda caso sceneggiate dal Pescarese. Non tutto emerge, e per fortuna, della ruvidezza superficiale di Fellini “amico” di Flaiano, come il disdegno che egli aveva per la figlia portatrice di handicap del grande Ennio. E chi è elegante e signore lo dimostra anche al momento dell’addio: “Ciao, caro Fellini, le amicizie frivole finiscono per una frivolezza. Tuttavia, come si dice in questi casi? Arrivederci e buona fortuna”. Altezzosa la risposta del regista: “Caro Flaiano, non ho mai avuto dubbi sulla frivolezza della tua amicizia ma che vuoi farci, sei proprio fatto così e anche la lettera che hai scritto è frivola. Comunque, per me andava tutto bene lo stesso. Finisce la collaborazione? Mi spiace. Mi sembrava che in fondo di divertivi a lavorare con noi e non ti facevo poi fare brutta figura come spesso ti capita con altri registi. Ennio caro, ti saluto e buona fortuna anche a te, frivolmente”.






