Ranalli: movida un corno

263

CONFERMATA LA ORDINANZA PER IL LIMITE AGLI SCHIAMAZZI NEL CENTRO

27 LUGLIO 2013 – Primi mal di pancia per la sinistra che ha cercato di (far finta di) sostenere Peppino Ranalli ed ora rimane delusa dai provvedimenti di buon senso che il nuovo sindaco adotta.

Si era diffusa la voce che il sindaco volesse adottare una ordinanza “anti-movida”, che più propriamente sarebbe stata una ordinanza per impedire che dopo una certa ora notturna (tarda, molto tarda ora) si potesse stazionare ancora davanti ai locali pubblici. I soliti ipocriti che speravano di guidare la mano del sindaco si sono affrettati a sostenere che nessun provvedimento Ranalli aveva sottoscritto: e che era ancora in vigore la bieca ordinanza che in tal senso aveva firmato Fabio Federico due o tre anni fa.

Quindi Ranalli non era retrogrado e liberticida come Federico; e, sempre secondo questi rumors, se fosse stato per lui e per i candidati che lo hanno sostenuto, la movida poteva durare dalle 20 alle 20 del giorno dopo. Invece, oggi sentiamo le reazioni di alcuni esercenti che sono inviperiti contro l’ordinanza del sindaco, fresca fresca, che impone di non stazionare fuori dei locali dopo la ora una di notte; che non vuol dire che non si possa bere e dialogare e sentire musica, ma vuol dire semplicemente che la musica che gli avventori di pub e bar intendono ascoltare, anche a tutto volume per schiudersi le orecchie, non può essere propalata in tutto il centro storico.

La libertà di tenere svegli gli abitanti del centro

 Qui non può tenere svegli coloro che non possono o non vogliono fare l’alba perchè magari debbono lavorare il giorno dopo o perchè vogliono solo leggere un libro o pensare al Dalai Lama guardando il soffitto della propria camera. Da questa ferma reazione abbiamo capito che il sindaco non si è lasciato impantanare nella facile demagogia di dare ragione a quelli che propugnano la libertà schiacciando quella degli altri.

Abbiamo capito (magari non sarà così, ma vorremmo proprio che lo fosse) che il sindaco pensa che una città vera, un centro storico vitale, si conservano solo se si garantiscono le condizioni minime di sopravvivenza, laddove quello che accadeva di notte non consentiva ai residenti di vivere e di riposare come vivono e riposano quelli che abitano fuori del centro (e che vanno in centro per imporre i loro ritmi e le loro musiche, i loro schiamazzi e le loro urine) a quelli che la notte finiscono per non poter dormire e la mattina debbono respirare i miasmi degli eccessi della notte. Questa non è libertà e nessuna preoccupazione per i livelli occupazionali può giustificare la sopraffazione, soprattutto se le forze di polizia non ce la fanno a fronteggiare un andazzo di questo genere. Se la civiltà del Paese ancora non consente di considerare i pub per quello che sono nei Paesi anglosassoni e ritiene di trasformarli in discoteche, vuol dire che non si può ancora usare il centro per dare libera espressione a questi fenomeni. Il centro storico è fatto prima di tutto di tessuto civile e abitativo; per le esigenze di chi non sa contenersi si possono fare centri commerciali fuori della città, dove nessuno abita e si può ululare alla luna (ma, guarda caso, nessuno ci andrebbe). E Ranalli ha diritto al primo applauso perchè dimostra di tenere a cuore la qualità della vita della sua città.