Renzi regala il gesto dell’ombrello a Cialente

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gesto dellombrello

ALTRO CHE VISITA A L’AQUILA, E’ UN’ALTRA ROTTAMAZIONE

22 FEBBRAIO 2015 – Si approssima la fine di febbraio e di Matteo Renzi a L’Aquila non si sente neanche la puzza.

Cialente, sindaco, e Pezzopane, senatrice, avevano segretamente anticipato… alla stampa (scusate la contraddizione in termini, ma a L’Aquila si fa così) che il presidente del Consiglio dei ministri si sarebbe mostrato sui luoghi del terremoto in settembre; poi, attutendo il colpo, hanno detto che non a settembre, ma a dicembre sarebbe andato: “A dicembre di sicuro, anche per annunciare un altro corposo intervento di tre miliardi di euro”. Gli euro sono arrivati (quelli sgorgano come da un rubinetto rotto, perché sono legati al prelievo di tasse da tutti gli italiani), ma Renzi non ha smentito il suo clichè: non andare mai nei luoghi di sventura, perché vedere il dolore porta male (vedi Genova, per rimanere ad una delle catastrofi compiute durante il suo governo da un governo regionale del suo partito). Passato dicembre, Cialente e Pezzopane, come i presentatori dei circhi che rilanciano quando un numero non riesce e fanno credere che tutto è stato organizzato per aumentare la suspence, hanno detto in coro: “Ce l’ha detto, a febbraio sarà qui”. Stavano per prendere la scusa del maltempo, quando il cielo si è messo al bello su tutta la conca aquilana: il gesto dell’ombrello del Matteo è apparso in tutta la sua drammatica crudeltà. Renzi li ha rottamati e loro non se ne sono accorti: onde la Pezzopane si è data ad altri interessi e Cialente sarà tornato a mugugnare.

Una battuta di sicuro effetto, comunque, possiamo suggerirla al sindaco dell’Aquila: tolga le bandiere italiane dagli uffici pubblici e le rimetta solo quando ottiene quello che vuole. L’ha già fatto e, invece di essere spogliato della fascia tricolore dal Prefetto che avrebbe dovuto rispondere in questo modo se un prefetto rappresentasse il Governo e la Repubblica nell’Italietta dei campanilismi, ha ottenuto in effetti quello che voleva. Forse a tanto non si spinge Cialente, perché già immagina, dopo i due sganassoni ricevuti sulla visita di Renzi a L’Aquila, che poteva arrivarne un terzo. E allora, quando il nemico è forte, è meglio mostrarsi deboli, come fanno gli aquilani dai tempi della battaglia di Corradino di Svevia contro Carlo d’Angiò a Tagliacozzo ( e sono passati quasi otto secoli…).

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