
Un TIR su un viadotto della SS 17 nei pressi di Roccapia
STORIE DI CAMIONISTI VENETI E NAPOLETANI DOPO UN DRAMMATICO INCIDENTE
22 MAGGIO 2018 – “E’ solo da poco che hanno finito di tremarmi le gambe” ammette il camionista ancora bianco in volto quando si siede alla trattoria dopo aver visto a venti centimetri lo spigolo di un autoarticolato appuntarsi sul cassone del suo “tre assi” in una curva della SS 17 vicino a Roccapia. “Chissà perché proprio oggi avevo detto una preghiera a Santa Rita” ed estrae un santino della santa di oggi, della quale era devota la nonna.
Il perché se lo spiega quando realizza che tutto quello che gli ha lasciato un bisonte della strada, provenendo in senso inverso e postosi di traverso sulla carreggiata, è una severa ammaccatura del cassone e la rottura del finestrino. Si ritrova a Roccapia, da solo, nella notte di maggio che evoca, quanto a temperatura e nuvole, un tardo pomeriggio d’inverno; e non può contare neppure sull’”Albergo Mascio”, chiuso da tempo e ricovero andante per i molti incappati in disavventure varie sulla “Reale strada degli Abruzzi” (come venne ribattezzata la “Napoleonica”).
Si sfoga in veneto al telefonino, parlando con qualcuno di Vittorio Veneto, da dove proviene e dove vorrebbe ritornare se riuscirà a scaricare domani, come da ruolino di marcia. Non sa, il tapino, di quali performances è capace questo tratto di strada, non soltanto d’inverno con la neve, quanto anche nelle calde notti d’estate; ma può immaginarselo, viste le pendenze della strada e la difficoltà di tenere a freno anche il suo “tre assi” da decine di tonnellate.
Ma il brivido peggiore l’ha provato a sentire un camionista del napoletano che protestava perché non veniva sgombrata la carreggiata dopo l’incidente: “Non riuscivo a capire cosa dicesse in dialetto, potevo solo supporre che avesse anche lui fretta di consegnare”.
Dopo 167 anni l’unità non sembra ancora compiuta e a Roccapia si incontrano due lingue incomprensibili: un brivido da città cosmopolita…






