UN PASSO DELLE COSTITUZIONI DI MELFI E LE SCEMPIAGGINI DI RINFORZARE L’OSPEDALE PER CURARE MEGLIO GLI EFFETTI DELLA CENTRALE DEL GAS E SPENDERE IN CULTURA PER INVOGLIARE I TURISTI
16 OTTOBRE 2022 – “Ordiniamo, con attenzione alla prevenzione e per quanto in nostro potere, che sia preservata la salubrità dell’aria, dono della sapienza divina”. Non è il programma di un’associazione ambientalista del XX secolo o dei molto attivi “Verdi” in Germania nello stesso periodo e all’inizio del terzo millennio. E’ il testo di una “costituzione” di Federico II, quindi di quasi otto secoli fa. Otto secoli passati invano per Sulmona, da dove le “Costituzioni di Melfi” si applicavano per tutto l’Abruzzo; anzi, passati per compiere molti passi indietro nella tutela dell’ambiente. La questione della centrale di spinta della Snam si va modulando con sempre maggiori adesioni alla tesi della “compensazione”, cioè con un corrispettivo indennitario da versare al Comune; non si può dire con certezza se proprio al Comune, perché molte delle competenze in materia di ambiente sono anche della Provincia e della Regione. L’ultima trovata stramba è quella di rinforzare l’ospedale di Sulmona, fino all’anno scorso destinato a diventare una specie di ambulatorio di smistamento degli infermi e in un prossimo futuro concepito come presidio per rafforzare l’assistenza a chi si ammalerà per l’aria inquinata dalla centrale. Prima che si affermasse questa scempiaggine, si era sostenuta quella dell’incremento alle attività culturali, secondo il ragionamento a pera che vorrebbe così più turisti invogliati a venire in città per compensare (appunto…) quelli che decidessero di non venire perché la voce sull’inquinamento atmosferico si diffonderebbe molto facilmente.
Di fronte alle sciagure, come terremoti, pandemie, stragi, quelli che parlano prima sono anche i più cretini. Quindi c’è ancora da sperare che queste idee delle compensazioni non passi il vaglio di più approfondite meditazioni sul “che fare?”.
Tempo non ce n’è molto, perché il decreto del Consiglio dei Ministri è già arrivato al Comune. Si può ben sperare, perché l’assessore alla transizione ecologica, Attilio D’Andrea, finora non asseconda la proposte di compensazione e sembra più orientato a tentare la strada di un’opposizione determinata. A suo dire si può giocare la carta della intima contraddittorietà tra la costruzione di una centrale che sfrutta energia proveniente da fonti fossili e il programma insito nell’accordo di Parigi che interdice le fonti fossili dal 2030.
Ma al Comune le lancette corrono implacabilmente anche sul fronte degli ostacoli da frapporre perché fino ad oggi non è stato effettuato lo studio sulle criticità sismiche proprio della zona nella quale dovrebbe sorgere questo colosso; e non sono stati effettuati saggi che consentano di escludere la presenza di importanti insediamenti archeologici di epoca italica appena ad un metro al livello di campagna di “Case Pente”. Su questo fronte il Comune non deve aspettare risposte dalla Snam (che avrebbe promesso uno studio sismico, ma che finora si è ben guardata dal metterlo a disposizione del Comune), né tanto meno dal Governo, che ormai come interlocutore non esiste più e che, sotto nuova composizione, potrebbe dalle prossime settimane assumere un indirizzo opposto a quello assunto dai “Migliori” (ripetenti in molte materie, come stanno rivelando le cronache scientifiche e giudiziarie degli ultimi mesi). Pensare che i rappresentanti di “Fratelli d’Italia” in Valle Peligna si rendano interpreti presso Giorgia Meloni dei disastri che la “centrale” produrrebbe è pura illusione, visto anche quello che Masci & C. hanno combinato sul fronte dei rifiuti provenienti dall’Aquila dopo aver sventolato il vessillo dell’orgoglio peligno.
Quindi sta alle forze che compongono la attuale maggioranza al Comune apprestare studi seri ed attendibili sulle emergenze sismiche e archeologiche del sito dove dovrebbe sorgere la centrale. E sta a loro appellarsi alla senatrice eletta a Sulmona che con velocità astronomica si è attivata per la questione della sentenza sui danni del terremoto a L’Aquila. Potrebbe fare altrettanto (continuando, peraltro, nell’iter che ha già inaugurato nella passata legislatura), tenendo conto che i danni che si arrecherebbero all’intera Valle Peligna sarebbero di molto peggiori di quelli per i quali si è impegnata a combattere, peraltro intromettendosi in una materia, quella giudiziaria, che non è di sua competenza. E magari tenendo conto che la prevenzione è sempre più efficace del risarcimento.
Se si crede, come i saggi legislatori di otto secoli fa credevano, che debba essere “preservata la salubrità dell’aria, dono della sapienza divina”.






