SATURNELLO CHE NEL CANILE CERCA I CATTI

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DISAVVENTURE DI GIANFRACCHIA DI PIERO NELLA SMODATA AMBIZIONE DI RIMANERE SEDUTO SULLA SEDIA DI SINDACO

9 GIUGNO 2024 – Narra la Storia che, ribellandosi all’imperatore Domiziano, Saturnino, governatore della Germania Superior, si alleasse con i Catti, cioè con coloro che avrebbero voluto la dissoluzione della stessa romanità e che si accingevano a replicare, se solo avessero avuto l’occasione, la strage di Teutoburgo, che era costata varie legioni ad Augusto ottanta anni prima.

Le qualità militari di Lucio Antonio Saturnino sono rimaste sconosciute alla Storia; quelle di partecipe dell’onore dei romani definitivamente compromesse dall’alleanza con i Catti; di contro, la sua ambizione fu immensa, perché si autoproclamò imperatore, al punto che le nefandezze dello stesso imperatore… titolare furono per un po’ perdonate dal popolo al confronto con la scelta di allearsi con i Catti che Domiziano aveva faticosamente combattuto e vinto, con costi rilevanti. E, soprattutto, questa goffa autoproclamazione non impedì all’Impero romano di raggiungere, di lì a venti anni, il massimo della sua espansione sotto il governo di Traiano.

Se è consentito paragonare le piccole cose alle grandi cose (si parva licet componere magnis), si può leggere nella smodata ambizione di Gianfranco Di Piero la condotta che l’ha ispirato e lo ispira nell’ammorbidire i nemici fino al punto di accoglierli nella sua coalizione, costi quel che costi: anche rinnegare l’impegno a non fare mai “scouting” nelle fila di quelli che lo contrastarono nella campagna elettorale; anche spernacchiare quelli che lo sostennero nella campagna elettorale; proclamare guerra ai Catti del Cogesa e poi approvare il bilancio che loro hanno predisposto per perpetuare il potere che andava scalzato; annunciare “calatis comitiis” (modo di esprimere le ultime volontà prima della battaglia) che il minimo dubbio della nocività della discarica del Cogesa ne avrebbe imposto la chiusura e poi proclamare che la discarica non si chiude anche quando il dubbio sta per diventare certezza; dire di non conoscere il candidato manager del Cogesa dopo averlo incontrato anni prima e non riceverlo in Comune ma nello studio di commercialista del capogruppo del PD, cadendo come una quaglia nella modesta rete di controspionaggio e pensando di essere invisibile come quelli che scoprono un nuovo amore, prima che da fidanzatini diventino Sposetti; sparare supercazzole su un appalto che non si è avuta neanche la dignità, tipica di ogni amministratore accorto, di controllare (e ne andava di qualche milione di valore…) e vederselo ripercorrere all’indietro varie caselle nel gioco dell’oca; rincarare la dose di supercazzole sul palazzo degli Zappa in Via Tratturo, passando direttamente alla fregnaccia che un controllo del sindaco avrebbe costituito reato; infine (ma solo per il momento) prendersi una tramvata dalla chiusura del canile, definito il fiore all’occhiello dell’amministrazione proprio al momento di presentare le dimissioni da operetta nel novembre 2023. Gianfracchia Di Piero non sta neanche al livello del peraltro sconosciuto Saturnino; è ancora solo un Saturnello, che sbaglia le alleanze e pensa che nel canile, invece dei cani, ci siano i… Catti.

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