SCEMPI DELLE STRADE E RISPARMI SULLA SICUREZZA DELLE SCUOLE

333

D’ALFONSO CONTINUA A DESTINARE RISORSE ALLA “FONDO VALLE SANGRO” INUTILE E IMPOSSIBILE DA COMPLETARE

4 SETTEMBRE 2016 – Il presidente della Giunta regionale ha sottolineato come il progetto di completare la “Fondovalle Sandro” tra Ateleta e Atessa abbia subito significative spinte in avanti; il direttore dell’Anas, Marasco, ha sottolineato che manca solo l’ok del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Speriamo che questo ok non arrivi e che un estremo appello alla riconsiderazione del folle progetto raggiunga il risultato di impegnare diversamente le risorse finora destinate (decine di miliardi di lire negli anni Settanta, centosessanta milioni di euro con gli ultimi “Masterplan” che avrebbero dovuto beneficiare l’intero Abruzzo) e le risorse che si presume saranno ancora necessarie (almeno altrettanti 160 milioni di euro, se non si verificheranno sorprese geologiche durante l’esecuzione delle infinite gallerie e dei noti viadotti rimasti sospesi nel vuoto per 45 anni).

Potrebbe consigliare una certa resipiscenza l’attuale, drammatica situazione dell’edilizia scolastica: i Comuni stanno rincorrendo la stucchevole soluzione dei “MUSP” (moduli provvisori) di fronte alla certezza che l’anno scolastico non potrà incominciare alla data prestabilita perché le scuole sono pericolanti. A Sulmona il Comune ha già fatto sapere che non ci sono le risorse minime per poter acquistare questi moduli e che forse bisogna riadattare edifici esistenti (con tempi di realizzazione che potrebbero andare oltre Natale e forse anche giungere poco prima della fine dell’anno scolastico). Del resto, senza alcuna esagerazione, i comitati organizzati dai genitori hanno fatto sapere che gli alunni non potranno rientrare in scuole che non siano sicure: troppo evidente è l’esempio della scuola di Amatrice per pensare che un rischio del genere si possa correre anche a Sulmona, che è classificata tra i territori più critici in Italia sotto il profilo sismico (lo sarebbe anche L’Aquila, per esempio, ma lì le forze politiche ottennero con la legge del 1962 una classificazione più tenue, con i risultati che dal 6 aprile 2009 sono sotto gli occhi di tutti, tranne che sotto quelli di chi è morto in quell’alba).

In una situazione del genere, cioè in una palese compromissione del diritto allo studio (tanto che è quasi certo, ormai, che si perderanno due o tre mesi di scuola) il presidente della giunta regionale si fregia del risultato di sperperare 160 milioni di euro in una strada che non serve a nessuno e che sarà necessario ricostruire tra quaranta anni perché nel frattempo la spinta franosa della Majella avrà spostato le basi dei viadotti e forse anche i tunnel, come avviene da millenni in tutta la valle del Sangro. I collegamenti dalla Campania con l’Abruzzo sono garantiti da Pescara in su con il tragitto dalla A1 alla SS17 alla A25; con l’Abruzzo più a sud di Pescara con la “Bifernina”. Assecondare il capriccio del collegio elettorale di Chieti con il dispendio di almeno altri 500 miliardi di vecchie lire significa non aver imparato niente dalla prima fallimentare impresa di costruire la “Fondo Valle del Sangro”: gli effetti sono verificabili per chiunque voglia passare per Quadri o Villa Santa Maria.

Intanto l’avventura di destinare più della metà di tutti i “Masterplan” d’Abruzzo ad una impresa fallimentare del genere sembra irreversibile e ancora oggi decantata dal presidente della Giunta regionale. Le emergenze possono servire anche a questo: se si richiede un intervento pesante per garantire sicurezza all’edilizia scolastica, non c’è nulla di strano che i progetti inutili vengano abbandonati.

Nella foto: uno dei viadotti della Fondo Valle Sangro come fu realizzato 43 anni fa e come è rimasto per la impossibilità di completarlo