LA VITA SI PUO’ FERMARE QUANDO NON E’ PIU’ VITA

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PRESENTATO AL CORTILE DEI FRANCESCANI IL LIBRO DI MARCO BILLI

24 LUGLIO 2021 – Una accorata invocazione affinchè il legislatore rimuova le incertezze sulle scelte per il “fine vita” è stata rivolta da una giovane donna affetta da grave e progressiva patologia, scoperta appena un mese fa. Sono state le parole di chiusura di un intenso esame a più voci tenuto nel cortile del Palazzo San Francesco, quello che una volta era riservato alle invocazioni dei frati perché la vita fosse preparazione ad un’altra vita e perché il transito non fosse che l’espressione simbolica di una visione filosofica dello stare al mondo e anch’essa testimonianza della letizia cristiana del frate di Assisi. La giovane, coraggiosa madre di famiglia vuole che la sua dignità sia conservata fino all’ultimo e proclama il suo diritto a non mostrarsi ai suoi figli in condizione disumana, come un essere che è solo parvenza. Cioè a interrompere la vita prima che il protrarsi perda di dignità.

Questa appendice importante ha dato maggior senso e concretezza alla presentazione di un libro sulle tematiche del “fine vita”, “Soli nel fine-vita”, scritto dal giudice Marco Billi del Tribunale di Sulmona e stampato dalle “Edizioni mondo nuovo”. Guai ad inoltrarsi senza il dono del dubbio nell’esame del recte morire che coroni un recte vivere; almeno fino a quando il legislatore non avrà riformato il sistema. Nel libro il giudice si è sentito di poter esporre problemi e sottoporli al lettore, una volta tanto libero rispetto all’obbligo di dare soluzioni con sentenza. Billi nel suo libro riporta le vicende giuridiche di Fabiano Antoniani (Dj Fabo) e, quindi, di Marco Cappato che lo ha accompagnato all’estero per porre fine alle sue sofferenze. Il suo è un “tentativo di semplificazione dei concetti espressi nei diversi provvedimenti giudiziari”. “Mi sono limitato – afferma l’autore – a cercare di spiegare (forse prima a me stesso che al lettore) alcuni temi particolarmente delicati e a semplificare concetti giuridici spesso inaccessibili per i non addetti ai lavori”. Ad avviso del dott. Billi “Le istituzioni non devono compiere alcun atto di eroismo. E’ necessario però avvertire l’urgenza e l’indifferibilità del decidere, esattamente come il malato terminale, che solo qualche tempo prima non ha mai neanche riflettuto sulla tematica del fine-vita e che, improvvisamente, si trova a dover fare (spesso anche in tempi ristretti)  scelte estreme e inappellabili”.

Nella foto del titolo: da sinistra la consigliera regionale Sara Marcozzi, la sen. Gabriella Di Girolamo e il giudice Marco Billi