RICOMPARE L’ORSO E SI LOTTA PER I POLLI
27 SETTEMBRE 2014 – Un orso si è presentato nello stesso pollaio di chi tre settimane fa ha sparato su un altro orso per allontanarlo dalle sue galline, uccidendolo.
Lo sventurato dipendente dell’ANAS, proprietario del pollaio, si sarà reso conto che impallinare un orso non è la soluzione del problema, se si vive al confine con un Parco Nazionale della Majella che non sa neppure governare i suoi orsi e quindi non rispetta il suo stesso statuto. Rete elettrificata, cavalli di Frisia, muro di Berlino possono essere altre idee, ma, come dicono i giornalisti melensi che scrivono per formulari o gli avvocati che annoiano i giudici, “un dubbio sorge spontaneo”: è proprio indispensabile questo pollaio? Sì, certo, il diritto di alimentare i pennuti e poi sgozzarli con le proprie mani quando e con chi si vuole è sacrosanto e i polli arrosto in Piazza Garibaldi non hanno lo stesso sapore. Ma Pettorano rischia di trasformarsi nella striscia di Gaza.
Per riaffermare un principio cento anni fa, nella Grande Guerra, sulla collina di Monfalcone vicino Trieste si fronteggiarono per mesi Austriaci e Italiani che alla mattina conquistavano la postazione e alla sera l’avevano persa; lì, più che polli, morivano ragazzi di meno di vent’anni così, giorno dopo giorno, in una stucchevole contrapposizione senza testa e senza strategia militare. Qui si rischia di fare di peggio. La trincea del cantoniere dell’ANAS si arricchirà di bazooka e mitragliatrici e telecamere; Francesco Amadori potrebbe trovare interessante posizionare una batteria per piazzare sul mercato polli scampati all’orso marsicano che pare abbiano un diverso retrogusto; colonne di autoarticolati si collocherebbero a proteggere venti polli dopo che milioni ne sono stati bruciati per l’aviaria qualche anno fa. Perché i princìpi, ovviamente, vanno tutelati.
La soluzione per il cantoniere potrebbe essere un’altra: a Ponte d’Arce il Parco della Majella, invece di sprecare soldi per i molti approcci tentati con le valorizzazioni della fauna fatte al computer, potrebbe finanziare una trattoria del camionista con sguardo dell’orso. Slogans ce ne sarebbero a iosa: “Paghi dieci e prendi uno (se sei fortunato)”. Con tutte le idiozie che fornisce il panorama del B&B nelle aree naturalistiche, promettere di “Giocare a chi riesce a mangiare per primo il pollo, tu o l’orso” significherebbe non millantare proprio niente. Sarebbe un successone, visto quanto si annoiano i turisti della domenica. E poi, quando i plantigradi vanno in letargo, si potrebbe provare con i lupi; occasioni ce ne sono, invece di starsi a litigare con le fucilate le strisce di terra e i pollai.






