CONTINUA IL CANTO DEL CIGNO AL TRIBUNALE
16 APRILE 2013 – Quando ancora non si conclude il primo quadrimestre del 2013, il Tribunale civile di Sulmona ha depositato un numero di sentenze quasi uguale a quello che vent’anni fa depositava in un anno, peraltro con un giudice in più.
Si prevede che al 30 aprile i provvedimenti (esclusi quelli della sezione lavoro e previdenza e quelli penali; quindi solo le sentenze su controversie civili) si avvicineranno al numero di 300. Sono state perseguite strade a costo zero per l’amministrazione finanziaria: ricorso alla discussione orale delle cause, accelerazione della fase istruttoria, con la fissazione di udienze in sequenza (anche ravvicinata con intervalli di due settimane, in forza anche di un uso esteso dei sistemi informatici), solleciti ai consulenti d’ufficio in ritardo.
Continua il sublime canto del cigno del tribunale di Sulmona, soppresso per legge e oggi più che mai efficiente. Sembra di assistere all’imperativo etico dei filosofi, che propugnavano la doverosità di una condotta al di là e al di sopra del ritorno utilitaristico.
Imperativo categorico è, però, anche quello di dire le cose come stanno, soprattutto a coloro che intendono intraprendere la attività forense in questa regione d’Abruzzo condannata dalla politica gaspariana, prima, e poi, dell’asse Pdl-Pd, che hanno tolto tutte le risorse lacerando il territorio tra il polo di attrazione amministrativo-burocratico dell’Aquila, da un lato, e i poli commerciali ed economici di Pescara e Avezzano. Sulmona non ha avuto, quindi, più i numeri per mandare i propri rappresentanti nelle istanze politiche e quelli che si sono arrogati il ruolo di rappresentarla l’hanno depauperata.






