PROTESTA ANNACQUATA DA PAROLE FUTILI IN UN’AULA CONSILIARE RASSEGNATA
11 APRILE 2015 – “Sono venuto qui spontaneamente, non spintamente” ha detto Luciano D’Alfonso davanti ad allibiti, ma rassegnati Sulmonesi che si sono sorbiti con pazienza tutta la illustrazione delle competenze del commissario e del sub-commissario al recupero del deficit sanitario. Big Luciano ha smentito anche la favola di essere uno che sa parlare.
Giunto a Sulmona per partecipare ad un convegno, D’Alfonso è stato accolto da decine di manifestanti ed ha deciso, pertanto, di dirigersi verso l’aula consiliare, dove è stato ospitato per un colloquio con la cittadinanza. Confronto scialbo e privo di sostanza. Privo, soprattutto, di un conduttore che sapesse riportare nei termini della concretezza le scontate devianze e prolissità verbali che costellano la prosa del presidente della giunta regionale. Ogni accenno a un dissenso deciso e ficcante è stato zittito come se appartenesse al non politicamente corretto.
E D’Alfonso ha straripato anche nel ricordare che un conterraneo, ingegnere di Alfedena, è sub-commissario al recupero sanitario della Regione Calabria. Poteva anche dire che un sulmonese è stato di recente sul K2. Capita, quando a gestire la protesta primeggiano personaggi, come l’arch. Luigi La Civita capogruppo di Forza Italia, che vengono dai partiti che hanno soppresso il tribunale di Sulmona e cercano, adesso, di agganciarsi ad una qualsiasi scusa per togliere l’occupazione decisa affrettatamente e ormai senza vie di uscita.
Una protesta seria? Sarà per la prossima soppressione, magari affidandola a gente con gli attributi. A Luciano D’Alfonso, eversivo che ha disatteso un deliberato del Consiglio Regionale come quello assunto giovedì e dichiara di non volerlo mai eseguire, una cittadinanza che avesse una dignità avrebbe dovuto impedire l’accesso nel luogo di più alta rappresentanza politica fino a quando tale palese violazione della legge non fosse stata revocata. La gazzarra che ne è seguita serve solo a confermare che Sulmona oltre il mormorio non sa andare.






