Specialità per giornalisti: chi le spara più grosse in pochi righi

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“RETE ABRUZZO” CHE SENTE SOLO UNA CAMPANA

18 GIUGNO 2016 – Prendiamo una notizia riportata da “Rete Abruzzo” sul sito web:

“E’ stata respinta dal Tribunale di Sulmona la richiesta dell’avvocato Vincenzo Colaiacovo, in qualità di giornalista direttore responsabile de “Il Vaschione”, di vietare al Consorzio Produttori Aglio rosso l’uso dell’immagine della statua di Ovidio riprodotta con aggiunta di bulbi e ogni altro prodotto agricolo connesso alla coltivazione e vendita dell’aglio. Il ricorso, con altre motivazioni, era stato già respinto nel dicembre dell’anno scorso, con condanna del ricorrente alle spese di lite. I giudici del Tribunale di Sulmona hanno confermato la sentenza del dicembre scorso perché il ricorrente non aveva titolo per promuovere l’azione e non era legittimato a farlo, condannandolo al pagamento delle spese giudiziarie in favore dei resistenti”.

In una qualsiasi scuola di giornalismo si prenderebbe questo testo come l’esatto contrario del lavoro giornalistico, in quanto condensato di inesattezze in pochi righi;

1. Il ricorso non era stato presentato dall’avvocato Vincenzo Colaiacovo, “in qualità di giornalista direttore responsabile de “Il Vaschione””. Questa ulteriore qualità del ricorrente era stata indicata solo per sottolineare che per un motivo in più si poteva ravvisare un interesse ad una certa pronuncia. Ma tutto il contenuto del ricorso e del reclamo, come ha puntualmente riportato il tribunale nella ordinanza definitiva, ruotava sulla natura di “bene comune” del patrimonio culturale lasciato da Ovidio e non solo sulla statua, che pure avrebbe legittimato (in misura inferiore) una azione di un qualsiasi cittadino di Sulmona.

2. Il ricorso a dicembre non era stato “respinto”: era stato dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a favore del giudice amministrativo (complesso TAR-Consiglio di Stato). Il tribunale in composizione collegiale ha ritenuto, invece, che a decidere debba essere il giudice ordinario; e non sembri decisione di poco momento, se si considera che, al di fuori delle procedure d’urgenza, tale decisione è rimessa alla Corte di Cassazione e non già ad una qualsiasi sezione della Corte di Cassazione, ma alle Sezioni Unite.

3. I giudici non hanno confermato la sentenza; innanzitutto perché non era una sentenza, ma una ordinanza e, inoltre, perché l’hanno radicalmente modificata ravvisando appunto la giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria.

4. Che il ricorrente non aveva titolo per promuovere l’azione e non era legittimato a farlo è come dire che fuori piove perché cade l’acqua bagnata. Non è che uno senza legittimazione possa promuovere una causa se ha un titolo. Elementare, Watson.

Una volta si diceva che la prima regola del giornalismo fosse quella di sentire tutte le parti indicate in un articolo; adesso basterebbe almeno leggere il sito di una parte assolutamente ignorata. Cioè bastava leggere questo “Vaschione” che, a distanza di un’ora dalla comunicazione del provvedimento del tribunale, lo ha riportato quasi per intero, escludendo solo le parti più legate al linguaggio tecnico-giuridico. Invece “Rete Abruzzo” si disseta al comunicato di “DMC” (che non ha neanche partecipato al giudizio), lo corregge, a giudicare dalla stesura per esteso che è stata riportata da “Centro Abruzzo news”, con il bel risultato di sommare quattro errori da matita blu in pochi righi e da essere esclusi da tutte le scuole (di giornalismo) d’Italia come si faceva una volta.

E i riti del Bimillenario sono appena iniziati…