SULMONA SFAVILLANTE NELLE FOTO DI ASHBY

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1 DICEMBRE 2011 – Chi l’ha persa a Sulmona può raggiungerla a Teramo, dove è stata inaugurata la settimana scorsa (nella foto un angolo di mercato che all’inizio del 900 si svolgeva anche sotto gli archi dell’acquedotto di Manfredi).

La mostra fotografica di Thomas Ashby nel Palazzo dell’Annunziata è andata a braccetto con l’allestimento di una serie di pannelli informativi sulle ultime ricerche archeologiche del centro storico: un consuntivo che è in continua evoluzione, soprattutto negli ultimi due decenni. Se si vogliono, però, considerare solo le fotografie dell’Ashby (che pure ha raggiunto l’Abruzzo per il suo sconfinato interesse per l’archeologia), si resta colpiti dalla nitidezza delle immagini, dalla profonda vitalità che da esse promana, anche perchè il fotografo britannico si sofferma sulle feste patronali che erano una vera galleria della società e della felicità di città e contrade abruzzesi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del successivo. Come non apprezzare (nella foto del titolo, sotto gli archi dell’acquedotto e al vertice dei “cordoni”) il modo di offrire le merci al mercato, soprattutto i prodotti della terra, che quasi costituivano vetrine curate meticolosamente, pulite, a tratti lucenti? E’ la stessa tecnica di luci usata da Ashby a valorizzare il tipo di prodotti di una Sulmona che viveva la sua splendida belle epoque, schiudendosi al nuovo secolo con le speranze di una nuova ricchezza venuta dalla rete ferroviaria.

Ancora più dinamiche, quasi da reporter, sono le immagini riprese a Pratola Peligna, nel catalogo edito da Silvana Editoriale (2011, pag.265; euro 50,00): un gruppo di donne presso il fiume intente a lavare panni (washerwomen) con in primo piano quattro classiche “bigonce” che evocano più l’ambiente della vendemmia, ma che nel caso specifico sottolineano meglio di ogni altro particolare la realtà del “ciclo produttivo” della lavatura dei panni e degli ingenti quantitativi.

“Il 2 maggio 1909, domenica, Ashby arriva a Pratola Peligna per assistere alla festa della Madonna della Libera, sulla quale era stato informato non dal De Nino, passato due anni prima a miglior vita, bensì dallo storico ed etnografo William H. Woodward, suo connazionale e grande conoscitore del folklore peligno” annota Franco Cercone nella introduzione a “Tre settimane negli Abruzzi”, da lui tradotto dal testo di Alfred Steinitzer, Editrice QualeVita, Pescara, 2002, pag. 10. “Qualche giorno dopo – prosegue lo studioso – l’Ashby viene raggiunto a Sulmona dal Woodward e la Città di Ovidio diventa così un vero “campo-base” per le successive escursioni. Il 6 maggio, infatti, giovedì, i due si recano a Cocullo per assistere alla festa di San Domenico e puntualmente in data I giugno 1909 appare sul quotidiano The Manchester Guardian un lungo articolo di Woodward dal titolo The Festival of San Domenico, mentre Ashby si trincera in un prudente riserbo, vuol capire meglio questo mondo “arcano” fatto di sincretismi magico-religiosi e vagliare le interpretazioni che ne dà il prof. Woodward, “al quale – sottolinea Ashby – devo la maggior parte delle mie conoscenze”. E’ da ritenersi questo il motivo per cui i più significativi capitoli di religiosità popolare vengano pubblicati da Ashby nel decennio 1918/1929 in diversi periodici e riuniti da poco in un libretto di agevole lettura, a cura di C. Nicolai, in cui si fa rimando anche per le ulteriori notizie bio-bibliografiche”. Nella foto sottostante: il Palazzo dell’Annunziata con la fontana e i giardini antistanti: si nota a sinistra un giovanissimo cedro del Libano, diventato adulto e schiantato dalla bufera della notte del 30 dicembre 1974 (oggi sostituito da una magnolia).

 

Piazza dell’Annunziata ripresa da Ashby
Donne impegnate a “piedi La Forma” nel 1909