TRA LE FORTUNE DI PAOLA PELINO QUELLA DI UNA CRITICA CHE VIENE DA RAZZI

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IL SENATORE SI AVVENTURA IN UNA ANALISI PARZIALE E TRALASCIA IL PEGGIO MENTRE LA SENATRICE DOVREBBE CANTARE MINA

21 GIUGNO 2016 – Il sen. Razzi, di Forza Italia, inveisce contro il gruppo dirigente del partito in Abruzzo e parla di sconfitta dai contorni tanto netti da sembrare una vera e propria asfaltatura. In effetti, il Pd, che ha perso vistosamente in tutte le principale sfide italiane nelle grandi come nelle medie città, in Abruzzo solo a Sulmona ha affrontato una debacle, anticipata da un commissariamento. Tutto il resto dell’Abruzzo è stato con il Pd o con liste palesemente orientate a sostenere il partito di Renzi. La sen. Paola Pelino risponde alla salatissima critica di Razzi sostenendo che non si è fatto più vedere nel coordinamento regionale, del quale, in quanto parlamentare, fa parte.

Ma Razzi dice anche ben altro: “certo, quando sei assente, non incontri la gente per strada e ne ascolti gli sfoghi e le istanze, quando diventi un barone mammasantissima attaccato solo alla sedia e alle tue aspettative personali per il futuro, altro non puoi attenderti che il rifiuto da parte dell’elettorato”.

La decomposizione di Forza Italia è stata fulminea al pari della sua crescita. Ma c’è modo e modo di scomparire dalla scena politica: c’è il modo dei liberali di Malagodi, che si esaurirono perché tutti attingevano all’idea liberale, che permea la vita sociale di un Paese occidentale, tanto da non poter essere più rivendicata da una forza politica soltanto. E liberali divennero i democristiani sollevandosi un po’ dalle bigotte pratiche degli anni Cinquanta; liberale divenne Berlinguer, che in realtà non aveva mai cessato di esserlo, per origine familiare e modo di pensare (solo che stava in ombra quando dilagavano anche in Italia le purghe staliniane per interposto Togliatti); liberale si è proclamato Berlusconi, sebbene del liberalesimo abbia preso un certo fascino a pensare prima al capitale e poi al sociale.

Insomma, i liberali sono scomparsi espandendosi.

Poi c’è il modo di scomparire della DC, del Psi, del Pri, del Psdi, di una parte dello stesso Pli, a suon di processi penali per corruzione o finanziamento illecito dei partiti.

E poi c’è il modo di scomparire di Forza Italia, che affida ad una macchietta politica come Razzi la filippica articolata con dilettantistica superficialità, neanche adatta ad attirare l’attenzione di Crozza in tv.

Ma quando mai Forza Italia è stata tra la gente? Quando mai un deputato o un senatore si è fermato ad ascoltare i problemi dell’elettorato? Lo avete mai visto, a parte nelle riprese del processo a Del Turco, Sabatino Aracu in un dibattito nel quale non fosse scritta una scaletta di interventi rigida e indiscussa? E l’avete mai visto Maurizio Scelli parlare di autostrada, di ferrovia, di occupazione in municipio o in un qualsiasi confronto? E Paola Pelino dove è mai stata quando i Sulmonesi volevano gridare l’indignazione per le misure che il suo governo adottava su caserme, tribunali, viabilità? E Razzi da dove viene, se non dalla designazione di un partito, l’IDV, che prendeva voti solo per Di Pietro? E quando mai è stato vicino alla gente? La fine di questo partito è una scena da pollaio dove, per indisposizione del gallo, tutti pensano di poterla sparare più grossa (Razzi, poi, c’è abituato). Questo non significa che le responsabilità di Pelino, Pagano ed altri non siano immense: anzi, in verità il “coordinamento” ha pure la fortuna di confrontarsi con un censore che non ha neanche memoria di quello che è stata Forza Italia e, perciò, pur con tanta animosità, non si avvicina neanche al bersaglio.

Le responsabilità di Paola Pelino sono ben più grandi della semplice insensibilità ai problemi della gente: vanno, nel concreto, proprio nella direzione di crearli, i problemi, alla gente (per esempio, soppressione del tribunale), solo per non contraddire chi decide per lei, per Scelli, per Razzi.

Lei, al territorio potrebbe cantare come cantava Mina: “e perderò così anche quest’ultima occasione che mi dai…e sarà tardi quando cercherò di te” . Solo che dovrebbe essere così leale da cantarla tutta la canzone: “ed io non voglio più pretendere le cose che non merito da te…” e starsene a casa.