TUTTO QUESTO PASSEGGIARE, POI, NON ERA NEANCHE DI OVIDIO

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INCAUTI ACCOSTAMENTI A DISPETTO ANCHE DEL DATO LETTERARIO

2 APRILE 2014 – E’ stata presentata, in una conferenza-stampa, la passeggiata “Il cammino di Ovidio”, che si terrà domenica 6 aprile dall’impianto del “Cogesa” a Pacentro. Sono state illustrate le numerose adesioni di associazioni ed esercizi commerciali, nonché imprenditori. E’ stata anche lanciata l’idea di trasformare l’iniziativa in appuntamento domenicale della bella stagione (nella foto il percorso del “cammino”: si parte dall’impianto di trattamento  di immondizie per arrivare a Pacentro) .

Ampio risalto la presentazione ha avuto anche nei comunicati-stampa. Ma in nessuno di essi si spiega cosa accosti questa passeggiata a Ovidio. Avevamo anticipato qualche perplessità su un volo pindarico di questo livello (v.”Una sorpresa al cammino di Ovidio”, nella sezione OVIDIO di questo sito), ma ovviamente non pensiamo neppure lontanamente che un controsenso dei molti contenuti in questa “passeggiata” pervenisse agli aurei padiglioni auricolari degli organizzatori. Fatto sta che Ovidio secondo costoro parte da una discarica della monnezza, quando poteva partire benissimo da una abbazia celestiniana o, meglio, dalla Fonte d’Amore che avrebbe lui stesso cantato, per arrivare alla “Villa d’Ovidio”, cioè per ospitare tutti a casa sua come avrebbe fatto da sulmonese evoluto nell’ambiente della Roma imperiale. Poi in effetti il Sulmonese tutta questa voglia di camminare proprio non ce l’aveva. E, tra i riferimenti che ha lasciato alla sua terra e al periodo nel quale ci viveva, troviamo un piccolo risentimento verso il torrente Vella che, ingrossatosi, non gli consentiva di raggiungere rapidamente l’amata e forse lo costringeva ad un giro più lungo. Che andasse fino a Pacentro per il gusto di camminare appare un argomento piuttosto peregrino (nella foto un momento della conferenza-stampa; ma il pavimento che l’ha scelto?).

Per Ovidio non vale il principio “purchè se ne parli”. Se ne deve parlare bene, cioè con cognizione di causa. Se no, finisce che lo si lascia in esilio (meglio: relegazione) per altri duemila anni perchè inutilmente se ne tratteggia una immagine buona per tutte le stagioni e per tutti gli usi. Poi, se occorre appiccicare il nome del Vate ad una sgambettata di primavera che comunque si farebbe e tutti vi parteciperebbero pure se fosse intitolata a Franco Iezzi, è un altro discorso. (P.S.: non volevamo dare un’idea a “Fabbricacultura”, s’intende…)