UN SINDACO A SUA INSAPUTA

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UNO SCENARIO CIRCENSE A SEGUITO DELL’APPELLO DELLE SETTE LISTE A VOTARE IL CANDIDATO RINUNCIATARIO

12 OTTOBRE 2021 – Non ha grandi ricadute sulla campagna elettorale la rinuncia del candidato sindaco Andrea Gerosolimo a parteciparvi. Quello che voleva dire lo ha detto anche in comizi improvvisati e in quello di chiusura. Non ha parlato di una prospettiva per la nuova amministrazione, forse per evitare lo scoglio di una osservazione banale e semplice: “E perché mai i programmi di oggi non sono stati il consuntivo dei cinque anni nei quali lui è stato al Comune per interposta Casini?”

Gli stessi elettori del suo raggruppamento hanno complessivamente ritenuto che non li rappresentava, tanto che in ottocento o forse più hanno espresso il voto disgiunto. Era abbastanza improbabile che potesse recuperare in poco più di dieci giorni, quanti ne intercorrono tra la fine del “silenzio stampa, e televisioni e siti” di 72 ore e il voto di domenica prossima. Anzi è probabile che, messo da parte questo ingombro, gli elettori del “Protagonismo” sulmonese si ricompattino sul civismo dopo aver manifestato che la scelta della persona era sbagliata.

E inoltre: farsi da parte gli evita l’agonia di vedersi arrivare, per parlare ai sulmonesi negli ultimi giorni di “campagna”, altri protagonisti (quelli sì, protagonisti) della politica italiana, quando per un Di Maio a passeggio per il Corso aveva lanciato la minaccia alla sen. Di Girolamo se non fossero state rispettate le promesse.

Quindi, non si può parlare di alcun evento che porti squilibrio alla campagna elettorale.

Di Piero e la sua coalizione hanno l’obbligo di impegnarsi fino all’ultimo. E non per niente, con un appello diffuso con capillare cura, i “protagonisti” hanno invocato ancora il voto dei loro elettori, onde una sconfitta per “Liberamente Sulmona” sarebbe paragonabile ad un rigore mancato a porta vuota.

Non è inutile, tuttavia, fissare alcuni punti irrinunciabili. L’abbandono della campagna elettorale non è mossa corretta, soprattutto se è dettata sotto forme molto ambigue. Non c’è il rifiuto a ricoprire il ruolo del sindaco; ed è accompagnata dalla resistenza attiva delle sette liste, onde, in caso di vittoria di Gerosolimo, si avrebbe la circense situazione di un sindaco che ha già fatto gli auguri di buon lavoro al concorrente (ritenuto vincitore) e che si ritrova ad essere primo cittadino… a sua insaputa, secondo un costume che ha già fatto troppo ridere per un ministro trovatosi proprietario di una casa davanti al Colosseo. Sulmona non merita tanto, pur avendo già morso il fango del disonore per non aver saputo neppure celebrare il bimillenario della morte del suo figlio più illustre, guarda caso nel quinquennio di amministrazione di Gerosolimo per interposta Casini. Si arriverebbe alla atmosfera di “Fratelli di Crozza”, che non ci mette niente a rispolverare Razzi e il “Vola vola” di Albanese per far ridere tutta l’Italia.

Gli avversari di Gerosolimo si sono lasciati coprire di accuse per aver lanciato una campagna di odio e di attacchi personali. E in parte è colpa loro: non perché hanno connotato in tal modo la loro campagna, quanto perché non hanno reagito come si doveva quando Gerosolimo ha minacciato la sen. Di Girolamo di andare sotto casa sua. Si sono spinti a definirla “una caduta di stile”. La caduta di stile è quella di chi fa una scoreggia; non di chi intraprende la caccia alla persona, di chi preconizza l’assedio fisico. Avrebbero dovuto chiedere l’intervento del Prefetto; avrebbero dovuto presidiare la casa della Di Girolamo. Allora si sarebbe capito chi spandeva odio e attacchi personali. Guarda caso, uscito indenne da questo passo falso, il competitor si è messo in cattedra a piagnucolare perché si è sentito odiato, secondo quella proiezione che è tipica strategia per ribaltare le accuse che ci raggiungono.

Nella foto del titolo un particolare della Fontana del Vecchio