Un Vesuvio di musica e cultura nella vita di Teresa De Sio

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LA CANTANTE PRESENTA IL SUO CONCERTO DI SABATO

20 APRILE 2017 – E’ una enciclopedia parlante Teresa De Sio, quando al municipio illustra la sua anteprima di sabato sera al “Teatro Maria Caniglia” di Sulmona.

Canterà Pino Daniele, ma fa il riassunto della sua vita e dei periodi che l’hanno caratterizzata e segmentata; ha fatto molta ricerca e non solo nelle pur sconfinate lande della musica. Potrebbe tenere una lectio brevis per ognuno di quei segmenti, ma va al sodo delle domande e lascia sorpresi i giornalisti che di quelle sedimentazioni di cultura non conoscevano niente perchè, tra l’altro, Teresa De Sio non sfoggia mai, non ha mai celebrato i risultati del suo metodo di ricerca, delle sue letture, dei suoi scritti. Sdrammatizza tutto con espressioni di lingua napoletana e si mette a parlare anche dell’anti-lingua, cioè della “Parlasia” attraverso la quale i musicisti partenopei si intendevano tra di loro per non farsi intendere dagli estranei; qualcosa che ricorda molto “La lingua salvata” del nobel Canetti alle prese con i genitori che per non farsi intendere dall’adolescente Elias parlavano una lingua diversa. E verrebbe da chiederle di parlarla, quella “Parlasia” nel concerto di sabato, ma la risposta è già anticipata con un “E che lingua riservata sarebbe più?”. Di questo linguaggio per adepti De Sio parla en passant perché qualcuno le ha chiesto del brano “’O jammone”, unico suo di tutto il cd uscito tre mesi fa con lo stesso titolo del concerto “Teresa canta Pino”. E snocciola una serie di varianti di questa parola che vuol dire “il boss”, il capo. Domani o sabato qualcuno troverà il coraggio di chiederle della straordinaria vicinanza con lo “Jamm mo’”, serbando lo sgomento per non riuscire a collegare questo lembo di sulmonesità con nessun anfratto dell’enciclopedia parlante.