“VAE VICTIS!”: COSI’ D’ALFONSO GETTA LA MASCHERA

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SCONCERTANTE PREPOTENZA AL CONSIGLIO REGIONALE PER LA DISCUSSIONE DEL PUNTO-NASCITE

25 MARZO 2015 – Una corposa rappresentanza di lavoratori dell’ospedale e di cittadini sulmonesi ha assistito al consiglio regionale di ieri,quando è scoppiata la bagarre in aula perché il presidente della giunta D’Alfonso si è rifiutato di discutere la questione del punto-nascite di Sulmona. Sono volati insulti, accuse, qualche colpo  che avrebbe ferito un consigliere. D’Alfonso non ha esplicitato quali sarebbero le “eccellenze” della Sanità che sostituirebbero il punto nascite, già anticipate in una recente visita (quasi in incognito) a Sulmona. Per ora, per dirla con le parole del suo assessore regionale Paolucci, Sulmona dovrà farsene una ragione. Rabbia e delusione tra i molti che sono andati a L’Aquila.

Certamente l’iniziativa di porre la problematica al consiglio regionale ha denotato passione civica e senso delle istituzioni di quelli che sono partiti per L’Aquila, perché il consiglio regionale dovrebbe essere il teatro di ogni tema socialmente rilevante, anche al di là delle specifiche competenze regionali. E il rifiuto di D’Alfonso, che ha sfoderato una faccia truce generalmente sostituita da fisionomia suadente e sorriso compiaciuto (quando risponde alle domande genuflesse dei giornalisti del TG3 regionale), è stato netto e categorico. Sa di avere interlocutori deboli e cerca di imitare Brenno con il suo “Vae victis!”, ma è solo un politico maramaldo.

Si comporta così dall’alto del suo 42% o 44% dei voti alle ultime regionali: dunque, a rigor di statistica, tra coloro che lo hanno contestato ieri almeno una ventina debbono averlo votato. Questo è il corto circuito che caratterizza questa città. D’Alfonso sa anche che, confermando la chiusura del punto-nascite, potrebbe perdere voti che, nell’economia generale, sono una minuzia. E sa che, promettendo altro, otterrà altri voti, secondo l’esempio di Gaspari, di Natali, insomma di tutto l’apparato democristiano (al quale espressamente si richiama, come se fosse un merito), perché all’epoca delle prossime elezioni del punto-nascite si avrà solo un remoto ricordo.

Stando così le cose, sembra anche piuttosto inutile allestire rivolte e manifestazioni plateali, se prima non si inchiodano alle loro responsabilità politiche quelli che hanno sostenuto D’Alfonso e il Pd, come Andrea Gerosolimo, che si è fatto un vanto di collaborare con tale campione di democrazia (non discutere un argomento in consiglio regionale ha il valore di infliggere una mortificazione anche sotto il profilo formale) e sta lì a piatire un posto da assessore (certo: se lo ha avuto Paolucci, perchè a lui dovrebbe essere negato?).

Oppure come Franco La Civita, che per D’Alfonso si è speso (lo ricordiamo con nostalgia quando si spendeva per Gaspari, che è tutto dire…); oppure come Bruno Di Masci. Tranne il primo, sono questi a portare le maggiori responsabilità di come è ridotta Sulmona adesso, perché sono loro che si vantano di essere i manovratori della politica di Sulmona e sono quelli che davvero hanno avuto le chiavi della città. Ma adesso sono stanchi e spompati: non osano neppure riprendere un presidente della giunta regionale che tratta così i cittadini sulmonesi. Non una presa di distanza; una vibrata protesta manco a pensarla.

Tacciono sul metodo e sulla sostanza: non sono dignitari locali di D’Alfonso come pensano di spacciarsi, ma non dignitosi affluenti del bacino idrografico del democristiano Luciano D’Alfonso travestito da portatore del nuovo. Questo non varrà in futuro a distogliere molti Sulmonesi dal voto a persone come D’Alfonso, Legnini e Pelino, che hanno tolto punti nascite, tribunale ed altro ancora hanno tentato di sopprimere perché il territorio politicamente non vale un fico secco. Ma, così, per precisione, è meglio dirlo; perché gli Unni dell’accentramento e dei veri campanilismi non credano che i Sulmonesi, oltre che allocchi, siano anche di corta memoria o rimbambiti.

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