VI SEMBRA “FALSO E BUGIARDO” QUEST’UOMO?

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INTERROGATIVI DURANTE LE PROVE DI “TEMPESTE” ALL’ERCOLE CURINO

20 AGOSTO 2016 – Cerca di interagire con il quarto protagonista di “Tempeste” Sista Bramini sui tre livelli del tempio ad Ercole Curino.

E’ un po’ sorpresa per l’eccezionale risposta acustica, favorita da quelle pareti di roccia e di “opus” che rimandano voci e canti invadendo la zona dove oggi, poco prima del tramonto, si collocherà il pubblico. Ma intanto cerca di darsi una ragione del fatto che in questa fetta risicatissima di Morrone si siano succeduti i sacerdoti degli dei “falsi e bugiardi” (Dante) e uno degli esempi più alti del vero cristianesimo, colui che “per viltade fece il gran rifiuto” (Dante, ma con molte difficoltà a individuarvi storicamente la figura di Celestino V, che fece una rinuncia e non oppose un rifiuto; a rifiutare fu il cardinale designato dopo di lui e prima di Bonifacio VIII). Cerca di sintonizzarsi con lo spunto di verità che potrebbe provenire dalle tessere sottili del mosaico ancora conservato sotto la casetta di legno e vetri (nella seconda foto, d’archivio. La Soprintendenza archeologica ha provveduto, data la rilevanza dell’evento, ad una accurata ripulitura di tutto il sito che, anche per questo, oggi più di sempre merita di essere visitato).

Non dovevano apparire falsi e tanto meno bugiardi gli dei di una mitologia che ancora affascina intere generazioni e che trova nelle opere di Ovidio un compendio insuperato; non apparivano così quando i miti davano una risposta alla ricerca di concretezza e alla esigenza di identificazione tra fedeli e divinità.

Ai giornalisti dirà in serata che il “Teatro natura”, quello recitato nei boschi o nelle radure o sui siti archeologici, si deve fondare su questo quarto protagonista, che è il luogo: “Domani proveremo ancora, per tutto il giorno, perché questa relazione è in divenire fin quando non troviamo la formula più felice per il luogo del nostro teatro”. E poi, quasi per paradosso, occorrerà cambiare il luogo, “anche se talvolta chi ha assistito si chiede come un certo lavoro possa adattarsi ad altre scene”. Potrà essere curioso visitare ancora, dopo “Tempeste”, il sito di Ercole Curino senza incontrare Deucalione e Pirra che, dopo il diluvio dal quale la Terra è stata interamente sommersa, si interrogano su come rifondare il genere umano; oppure Poseidone, oppure gli altri personaggi di questo allestimento tratto interamente dalle “Metamorfosi” di Ovidio. In fondo, dopo duemila anni, in quello che rimane del monumentale santuario le pietre ascoltano di nuovo le stesse preghiere. Sono rimaste sepolte dal grande smottamento del Morrone: sepolte e invisibili allo stesso Celestino V, eremita di qualche piano più in su.

Ma qui è passata la civiltà di un impero: e si è fermata per duemila anni la incantevole statua di “Ercole che riposa” (nella foto del titolo un particolare; nell’ultima “Ercole che lotta con Archiloo”), presa dalla scuola di Lisippo e donata da un mercante per il culto del santuario. Tutto sembra quell’Ercole, tranne che “falso e bugiardo”: il suo atteggiamento è così reale ed umano che potrebbe fornire materiale alle moderne indagini psicologiche. Cosa pensa, appoggiato al suo… strumento di lavoro? Cosa progetta? Quale bilancio fa della sua impresa? Forse sta in questo lo spirito del luogo, il quarto protagonista del teatro-natura, che quasi coincide con la domanda del teatro tout-court. E della spiritualità moderna.

 

Ercole lotta con Archiloo
Il tempio di Ercole Curino
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