ARGUTA PROPOSTA PER IMPEDIRE LA MILLANTATA CULTURA
19 FEBBRAIO 2014 – Visto che ormai l’Abruzzo si identifica con Razzi, un assessore regionale alla Cultura dovrebbe tentare l’improba impresa di recuperare credibilità abruzzese nei mass-media.
Non dovrebbe neanche allestire le splendide (e costose) coreografie di Crozza, con i balli del “Vola vola” e gli scenari di montagne incontaminate; basterebbe forse una immagine tratta dalle volute del fumo di sigaretta di Ennio Flaiano per accendere lo spirito di rivincita della regione intera. Non bisognerebbe risalire a Ovidio, sarebbe sufficiente girare l’angolo della Storia per leggere gli aforismi del Novecento proiettati verso l’Eternità. Ancora oggi di Flaiano si parla a proposito di una riforma delle citazioni di tutto quello che lui ha detto con nonchalance come fossero gocce spillate da una botte infinita di un vino per lui inesauribile, per noi magico e irripetibile. Alessandro Robecchi su “Il fatto quotidiano” di oggi, constatando l’abuso di frasi del Pescarese che sembrano appiccicate per giustificare e nobilitare le più grandi scempiaggini e i più triti conformismi, suggerisce che, ad ogni citazione di Flaiano in un talk-show o in una intervista, si aggiunga un intervallo per verificare quello che l’intervistato sa dell’uomo che cita.
Accogliamo la proposta e aggiungiamo che un assessore alla Cultura dell’Abruzzo dovrebbe pretendere che di Flaiano si dica che almeno è nato in Abruzzo; che di Pescara ha assorbito fino all’ultimo vento di una città felice nella sua dimensione paesana; che ha coltivato il senso della amicizia perchè le relazioni di quel paese felice questo consentivano e richiedevano; e poi si dica tutto il resto, da Cinecittà a Via Veneto, dai marziani a Roma all’ingratitudine di Fellini. Ma si cominci con il dire che era abruzzese. Questo dovrebbe fare una Regione, magari anche dopo aver rimborsato tutti gli assessori dei gozzovigli ed aver loro consentito tutte le opportunità sancite da costosissime e controproducenti commissioni.






