CERCANO L’ULTIMO CIBO PRIMA DEL LETARGO
28 SETTEMBRE 2013 – Sarà che avranno trovato tana in qualche galleria ormai abbandonata lungo la ferrovia Sulmona-Napoli (dove prima li stramazzavano le littorine); sarà che i boschi sono tornati ad essere quelli che erano nell’800 e, per giunta, i bracconieri sono considerati come il male assoluto (e lo sono): fatto sta che gli orsi si vedono sempre più spesso. E li vedono sempre più spesso pecore e pollastri che di quelle fauci conservano l’ultima immagine della loro breve vita (nella foto la zona di Ponte d’Arce dove un orso ha fatto strage di galline a cinquanta metri dalla Strada Statale 17).
Ma questo fine-settimana in particolare si annuncia come molto ricco di spunti: i plantigradi adesso sono afflitti da una cruenta iperfagia. Hanno fame, più che da lupi, perchè loro debbono incamerare le ultime risorse prima di affrontare un inverno che si preannuncia lunghissimo. Lo fa presente la “Riserva faunistica dell’Alto Gizio”, che, dopo gli avvistamenti lungo la SS 17 tra Roccapia e Pettorano, quelli nella striscia di terra che lambisce il Bosco di Sant’Antonio e quelli di una settimana fa a Vallelarga (Ponte d’Arce), ha stilato un vademecum da considerare in caso di imbarazzante “tu per tu” con un orso. Non fare movimenti di scatto, non correre, seguitare a camminare lentamente e possibilmente nel senso opposto a quello dove si trova l’orso, cercare di non farlo sentire senza via di fuga. Si fa notare che l’orso di per sé non aggredisce l’uomo e cerca di evitarlo; ma poi si fa riferimento alla prassi normale, che contiene sempre delle eccezioni. Quindi, andarlo a cercare è davvero pericoloso (ed anche un po’ sciocco).
Il recente passato, tuttavia, insegna che basta un soffio perchè si diffonda la voce e la gente parta da Roma e da Napoli per il brivido; addirittura nei pressi di Opi qualche tempo fa verso il tramonto si facevano gli assembramenti di persone con telecamere e fotocamere, al punto da infastidire la madre con il suo orsacchiotto. Ottimo spunto turistico per tutta l’area del Parco Nazionale d’Abruzzo; un territorio che arriva sostanzialmente a un tiro di schioppo dai quartieri periferici di Sulmona. Un orso a cento metri dalle folli corse dei tir non si era mai sentito; ieri l’altro si è addirittura visto. Segno che la iperfagia non fa sconti per nessuno. E questi ultimi due giorni di caldo possono segnare le ultime occasioni in calendario per i pur sempre affascinanti “incontri ravvicinati del terzo tipo”.






