CON LE ALLUVIONI DEL 2014 I BORBONE RIEMERGONO DAL FANGO

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SORPRENDENTI NOVITA’ SULLE OPERE IDRAULICHE E SU UN GIURAMENTO…

18 NOVEMBRE 2014 – Il Presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera, Ermete Realacci del Partito Democratico, intervenendo alla trasmissione radiofonica “Radio anch’io” di stamane, ha detto che, se ci fossero stati i Borboni, il disastro di Sarno non ci sarebbe stato e, in genere, che le opere di bonifica del Regno delle Due Sicilie non sono state più attuate nelle epoche successive: da qui le gravi criticità che il territorio presenta sotto il profilo della prevenzione delle sciagure ambientali. Riferito ai Borboni, Realacci ha specificamente citato le opere idrauliche realizzate tra la fine del Settecento e il primo Ottocento.

I Carabinieri del ROS hanno registrato con sofisticate apparecchiature, mai usate finora, il rito di affiliazione alla ‘ndrangheta. Il giuramento viene fatto “in nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora”. Il PM Ilda Boccassini in una conferenza stampa ha detto che questo accenno starebbe a sottolineare la volontà di richiamare la tradizione, di rifarsi alla forza delle tradizioni.

Quello che dice Realacci non aggiunge niente di nuovo a quanto si sapeva in ordine all’imponente opera di manutenzione e miglioramento del territorio intrapresa dai re di Napoli dal XVIII secolo fino a pochi anni prima della conquista piemontese (sono del 1854 le canalizzazioni del Sarno). Desta stupore che lo dica un parlamentare del PD: se, invece di buttare tanto fango sulla classe di  amministratori del Sud in nome di un dovere generalizzato di ottuso progressismo, si fosse preso l’esempio delle bonifiche borboniche, il Sud non sarebbe diventato la terra delle acque incontrollate e men che meno la terra dei fuochi, anche perché le pene erano severe per tutti quelli che ingannavano il re speculando sulle opere essenziali al territorio.

Quanto al richiamo alla tradizione, giustissima osservazione della dott.ssa Boccassini, è pure significativo che ad essere invocati non fossero Francesco II e neppure il padre Ferdinando IV, riproposti dalla storiografia di fine Ottocento e di tutto il Novecento come gli emblemi della più retrograda tradizione: che, forse forse, quelle figure non evocassero bei ricordi per mafiosi, camorristi e ‘ndranghetisti?

Ci voleva tutto il fango di questi giorni per far emergere i Borbone dal fango scaricato a palate in 150 anni.

Nella foto del titolo una galleria idraulica realizzata dai Borbone a Napoli

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