SE LA CURA PER UN GIOVANE E’ ANCHE REGALARGLI UN LIBRO

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IL TRATTO DISCRETO DI UN POLITICO E UN SOTTILE COLLEGAMENTO SPIRITUALE

19 NOVEMBRE 2014 – Nella Chiesa di Cristo Re, in Piazza Capograssi, è stato celebrato, a trent’anni dalla scomparsa, il ricordo del prof. Giuseppe Bolino, segretario della Democrazia Cristiana di Sulmona, capogruppo in consiglio comunale nel quinquennio dell’insolito ruolo di opposizione del 1976 al 1981.

E’ stata colta una frase opportuna per proporre il ricordo di Giuseppe Bolino in un manifesto. Pensava ai giovani; e in modo concreto. Era così attento a trovare il contatto e a presentarsi loro senza tronfie proclamazioni, che riusciva anche a far superare la diffidenza che ogni giovane sano ed equilibrato nutriva verso la Democrazia Cristiana, coacervo di stanche strategie per spezzare il rinnovamento soprattutto dopo il 1968. Sapeva chiedere ad un giovane come si sentisse, quali fossero le sue aspettative; riusciva ad aggirare il protocollo dei contatti formali tra eletti e potenziali elettori. Non riuscì a farci votare DC, per insuperabili controindicazioni che la natura stessa del partito si portava dentro: prima di tutto lo sconcertante oltraggio ad ogni forma di meritocrazia, per il costante riferimento e la pratica attuazione delle raccomandazioni dappertutto, anche nel mondo apparentemente incantato e sbarazzino del giornalismo. Ma, questo va detto per valorizzare la sua onestà, non ci chiese neppure di votare DC.

Era uno dei pochi adulti che regalava libri ai giovani e, sorprendendoci un po’, ci presentò “Introduzione alla vita etica” di Giuseppe Capograssi, che fu l’introduzione allo stesso Capograssi, con la sola avvertenza che bisognava superare il primo disorientamento per la punteggiatura, in pratica inesistente o soltanto molto abbozzata. Se un giovane si fosse dovuto avvicinare a Capograssi ascoltando le insopportabili introduzioni dei convegni a lui dedicati fino all’altro ieri, quelle fatte per esaltare il narcisismo smodato dei relatori, il giurista sulmonese sarebbe sconosciuto agli stessi sulmonesi. Ad una presentazione di un libro presso “Di Cioccio” in Piazza XX Settembre, si accostò al nostro orecchio per confessare: “Sono incontinenti”, riferito a un paio di relatori che martoriavano la pazienza dell’uditorio con precisazioni ed aggiunte ossessive.

Oltre a lui, tra gli studiosi sulmonesi solo don Antonino Chiaverini e Francesco Sardi de Letto ci regalarono un libro: una attenzione che nessuno dei cosiddetti intellettuali ha mai avuto per un giovane di vent’anni. Nell’epoca nella quale non c’era internet, era un gesto che equivaleva a quel “I care” tanto strombazzato da Veltroni qualche anno dopo. Poteva voler dire “Ho cura del tuo benessere e voglio parlarti attraverso queste pagine, che leggerai quando ne avrai voglia e quando potresti averne bisogno”.