MA NON SI PUO’ CLICCARE SU FLAIANO COME SE FOSSE GOOGLE

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E’ STATO UN INTELLETTUALE RIGOROSO E NON UN’ ICONA PRET-A-PORTER

5 MARZO 2014 – Perchè non si usi Ennio Flaiano, almeno nel suo “compleanno”, come una leccornia per addolcire un fast-food letterario, un pret-a-porter linguistico, insomma per evitare che si clicchi su Flaiano come su google, sarebbe il caso di proporre anche le cose scomode che egli ha scritto e che oggi, soprattutto oggi, lo farebbero apparire come un intellettuale isolato, scomodo e troppo esigente. “Ho visto alla televisione una delle serate di Sanremo – scriveva per esempio nel 1968 -. Ero a cena in casa di amici e non ho potuto sottrarmi. Questi amici intendevano vedere la trasmissione per ragioni di studio“.  “Alla fine – osservava lo scrittore – mi sono accorto che a loro quella roba piaceva. Il fatto che a cantare fossero dei giovani, serviva a garantirli che la loro approvazione rientrava nell’aspetto giovanile del fenomeno. La verità è che a me lo spettacolo, non so se più ridicolo o penoso, di quella gente che urla canzoni molto stupide e quasi tutte uguali, lo spettacolo mi è parso di vecchi. Comunque, se la gioventù è questa, tenetevela. Non ho mai visto niente di più anchilosato, rabberciato, futile, vanitoso, lercio e interessato. Nessuna idea, nelle parole e nei motivi. Nessuna idea nelle interpretazioni. E alcune mi venivano segnalate come particolarmente buone. C’era un tale per esempio, coi capelli alla bebè, che sembrava protestare contro il fatto che dei malintenzionati gli tirassero delle pietre. Non si capiva perchè si lamentasse tanto. Avrebbe voluto che gli tirassero delle bombe? Oppure? Che un tipo simile venga lapidato dovrebbe essere normale. E’ brutto, sporco e probabilmente velenoso. So bene che è inutile lamentarsi sui risultati di una politica produzione-consumo. Interessi economici molto forti possono modificare non soltanto il gusto, ma la biologia di un popolo che cade in questa impasse. La trasmissione era ascoltata, dicono, da 22 milioni di telespettatori, che è quasi dire tutta Italia – il paese dei mandolinisti.”

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