IL COMITATO PER PESCARA SI RIUNISCE NEL NOME DI OVIDIO

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UN BUON AUSPICIO DALLA SCELTA DELLA SALA RIUNIONI PER IL 3 NOVEMBRE

18 OTTOBRE 2013 – Si terrà domenica 3 novembre alle ore 11 la prima riunione per studiare la costituzione di un comitato cittadino e per sostenere il passaggio di Sulmona alla provincia di Pescara.

Obbligata la scelta dell’albergo-ristorante dove si concentrerà tutta la attività organizzativa e relazionale dell’organismo di sensibilizzazione e sostegno alla profonda innovazione amministrativa: “Ovidius”, nella certezza che il cittadino più illustre di Sulmona possa portare fortuna all’impresa.

L’iter, che secondo la normativa del 2000 dovrà essere percorso, prevede l’ iniziativa del Comune, il parere consultivo della Regione e infine il provvedimento del Parlamento. Non è un sentiero breve, ma è l’unico, ad avviso di quasi tutti gli imprenditori, i commercianti ed i professionisti della città per sfuggire alla insopportabile logica di attrazione di ogni risorsa verso il capoluogo aquilano. Tra l’altro, nelle ultime settimane si stanno associando alla idea anche categorie che finora erano rimaste abbastanza indifferenti, come i dipendenti degli uffici pubblici. Alle ormai risalenti perplessità sulle iniziative spoliatorie dell’apparato pubblico (ma anche di organismi come banche, imprese di assicurazioni) si aggiungono i seri dubbi sul ruolo futuro di una città che è stata sostenuta nel dopoguerra solo con incredibili deviazioni dei progetti di sviluppo pubblici: il più evidente esempio è stata la costruzione di una inutile autostrada che ha sventrato il Gran Sasso e che, staccatasi a Torano dalla direttrice millenaria di collegamento di Roma con l’Adriatico, si collega a poco più di trenta chilometri sulla A14, con indici di percorrenza dei veicoli irrisori rispetto ai costi di manutenzione del faraonico traforo. E’ stata una di quelle opere che ha fatto lanciare dal Nord i primi allarmi sugli sprechi del Sud; ma tutto quello che tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta si disse per impedire questo capriccio aquilano non è servito a rimuovere la classe dirigente dell’Aquila dal perseguire l’obiettivo. Così come è accaduto per tante altre infrastrutture e, seguendo un elenco ormai diventato troppo lungo, per le caserme, gli uffici, l’università.

Nella foto del titolo lo stabilimento Aurum di Pescara

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