MIELI NEL TEATRO DI GUERRA DI CIVITELLA: “QUALCOSA BISOGNERA’ RIVEDERE IN QUESTA STORIA”

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UN MONITO DALL’ULTIMA ROCCAFORTE DEI BORBONI

 29 SETTEMBRE 2013 – Paolo Mieli, per due quinquenni direttore del “Corriere della sera”, ha ricevuto ieri a Civitella del Tronto   la cittadinanza onoraria. Alle 18 ha tenuto una “lectio magistralis” dal tema: “Il mestiere dello storico”.

E’ stato allievo di Renzo De Felice; attualmente è presidente di “Rizzoli Corriere della Sera Libri”. In una intervista a “Il Centro” di oggi Mieli ha detto che “Su Civitella del Tronto la verità storica deve ancora emergere nella sua completezza“. Lo storico ha sottolineato  come “ben poco si è detto delle stragi legate alla guerra al brigantaggio, che in realtà fu una vera guerra di annessione del Sud. Interi paesi vennero incendiati, e l’esercito “regolare” non uccideva soltanto i presunti briganti, ma anche donne, bambini e anziani” ed ha operato un parallelo con la Guerra di secessione in America: “La differenza è che negli Stati Uniti già tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 le ragioni dei sudisti vennero riconosciute e in parte rivalutate. Da noi è ancora difficile portare avanti un’analisi seria sul brigantaggio come forma di resistenza, e sugli stermini attuati dall’eserrcito piemontese nel Sud Italia“.

Il teatro di guerra di Civitella del Tronto, una delle tre principali roccaforti del Regno borbonico (insieme a Gaeta e Messina), si protrasse fin dopo la proclamazione del Regno d’Italia; il fascino della fortezza ha ispirato anche diversi romanzi, perchè quello fu anche il luogo di molti gesti eroici e della consapevole disperazione dei tanti soldati traditi dai loro stessi comandanti in altre zone del Regno, rifugiatisi alla Civitella e poi deportati a Fenestrelle dai Piemontesi.

Nella foto una delle strade della fortezza di Civitella, diventata meta di turisti con crescenti afflussi. Altre immagini della piazzaforte dei Borboni sono riportate negli articoli  “FERRAGOSTO- L’assedio di Civitella torna sulle scene”; “Lo spread era tutto a favore del Regno di Napoli“; “Se potessi ‘nguacchiare le divise piemontesi“; “Ruffo a Borges: “Portate con voi il tricolore italiano“”.

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