UN FILM DI FELLINI TRA PIAZZA XX SETTEMBRE E LA TOMBA

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PARADOSSI DEGLI ALLEATI DI GOVERNO CHE SI SCONTRANO IN PROVINCIA

7 GIUGNO 2013 – Un regista d’ingegno avrebbe potuto allestire un altro film a Sulmona, di quelli che da qualche anno trasformano il centro in un set interessante e coinvolgente.

Con molta fantasia avrebbe immaginato, per esempio, che alla piazza della Tomba, invece di parlare alla chiusura della campagna elettorale il candidato Dc, avesse parlato il candidato della sinistra; e fino a qui niente di trascendentale. Magari non avrebbe allestito, per ragioni di gusto, il discorso di un dipietrista maltrattato dal principale partito della sinistra e tuttavia votato a piene mani, al punto da far rimpicciolire, al confronto, tutto il Pd che doveva essere la lista leader del raggruppamento.

Dall’altra parte, sempre in questo set immaginario, in un’altra piazza ci sarebbe stato il comizio di chiusura di un Pdl che rinfacciava al suo sindaco di aver mal gestito il Comune e proponeva discontinuità, il che si colloca a metà fra il comico e il demenziale.

Rifanno la Costituzione ma litigano sui capannoni industriali

Ma tutto questo è ancora poco rispetto al film cui hanno dovuto assistere i sulmonesi questa sera: forze che al governo nazionale hanno stretto un patto di ferro addirittura per rifare la Costituzione (quindi parliamo della natura fondante di tutta l’Italia), tra Piazza Plebiscito e Piazza XX Settembre se le davano di santa ragione, ovviamente con argomenti che riguardavano i capannoni del nucleo industriale oppure l’assunzione alla Asl. Il Pdl, che a Roma ha realizzato l’inciucio con il Pd e dovrebbe per questo salvare l’Italia, al punto da pretendere di ardere e bruciare chi usa il termine “inciucio”, ha avuto questa sera la velleità di sostenere che a Sulmona il nemico da battere è la coalizione che ruota attorno al Pd, tanto da lasciare gli ascoltatori nel dubbio se non fosse da irresponsabili e “divisivi” parlare di “alternativa” e di “opposizione” quando si deve trattare del Piano regolatore di Sulmona oppure delle nomine al Parco Nazionale della Majella. Due comizi, che più divisivi non avrebbero potuto essere, hanno spaccato la città, ma a farli non erano Beppe Grillo da un lato e l’incolore Epifani dall’altro: erano quelli che sognano una Italia del buonismo e della lotta allo spread, cioè il Pdl e il Pd.

Il mago del cinema dei sogni, Fellini, soltanto lui avrebbe potuto dare ragione di una atmosfera così bislacca. Perchè solo lui avrebbe potuto architettare l’idea che proprio tra queste due forze, alleate al governo nazionale e costrette a far vedere di darsi legnate in provincia, si fosse collocata una terza protagonista, buona a fare da cuscinetto, che all’occorrenza se la sarebbe vista con il Pdl o con il Pd al ballottaggio: cioè un aggregato imponente di liste civiche che non aveva nulla da spartire con gli altri contendenti. Nel sogno, come in quelle mirabili scene della “Città delle donne” o della “Luna”, questo terzo ingombro veniva a mancare, inutilmente chiamato da Marcello Mastroianni o Roberto Benigni, ma senza dolore (al contrario di quello che purtroppo è accaduto per Fulvio Di Benedetto) e per le vie di Sulmona si sarebbero confrontati a tu per tu e senza diaframmi gli alleati a Roma, finti nemici in provincia.

Come nella “Città delle donne”

Non si può governare con l’ambientazione di Fellini; non lo avrebbe consentito neanche lui. A tutto c’è un limite e l’arte non serve a spiegare la realtà. Si lasci, dunque, che questi finti duellanti compiano un giro di giostra e si torni alle elezioni tra un anno, al massimo. Se si crede nei ruoli in democrazia, ci si domandi quale opposizione mai può essere sostenuta da una forza politica che al governo, con propri ministri e sottosegretari, ha stretto il patto di salvare l’Italia passando su tutti i princìpi e le divergenze. Sarà un consiglio comunale delle comiche?

L’importante non è vincere ma neanche partecipare

La sceneggiata di una sera tra Piazza XX Settembre e Piazza della Tomba può gratificare quanti sono in cerca di novità o di paradossi. L’unico modo per aiutare la città a sperare in uomini seri è far sentire, forte, la distanza da queste burle. E c’è un solo modo, solo questa volta, di votare l’alternativa: non andare alle urne, perchè si sappia che nell’aula magna del Comune ci saranno i rappresentanti di meno del 50% dei sulmonesi, cosicchè si possa loro ripetere ogni giorno che è tempo di andarsene: a fare gli allestimenti nelle balere di provincia.

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