4 MARZO 2013 – Si sono svolti nella Chiesa della Madonna delle Grazie in piazza Mazara a Torre de’ Passeri i funerali del camionista che sabato si è tolto la vita perchè disoccupato.
L’uomo, quasi sessantenne, aveva cercato varie soluzioni per non rimanere senza reddito, ma ha trovato tutte le porte chiuse per la totale carenza di posti di lavoro.
La notizia di questa tragica morte e quella della riduzione di un terzo di occupati in Abruzzo nel giro di un solo anno, pubblicate nel giro di ventiquattro ore, sono certamente legate a filo doppio. Quello che più colpisce nella vicenda umana del camionista di Torre de’ Passeri è la costanza con la quale ha chiesto di poter continuare a lavorare dopo essere stato collocato in mobilità dall’impresa di trasporti presso la quale aveva lavorato vari anni. Non voleva gravare su nessuno. Non ha disdegnato di chiedere un posto anche presso una impresa di onoranze funebri, con tutto che la sua vita l’aveva passata sulle autostrade e fronteggiando ben altri impegni “usuranti”. Faceva di certo parte di una categoria senza alcuna tutela rispetto a quelle sulle quali pure si è abbattuta la crisi economica in Italia più che in altri Paesi occidentali. Tra i lavoratori autonomi, gli autotrasportatori appaiono più esposti agli andamenti del mercato e la perdita di chance per ricollocarsi è quasi sempre irreversibile, specialmente oltre i cinquanta anni. I programmi di riequilibrio della giustizia sociale dovrebbero passare innanzitutto per il recupero di questo tipo di categorie svantaggiate dagli alti e bassi dell’offerta; ma paradossalmente il dispendio di risorse nei salari e nelle pensioni (autentica voragine finanziaria dell’epoca contemporanea) sembra una variabile indipendente della spesa, impermeabile ad ongi esigenza di ridistribuzione delle risorse.






