21 GENNAIO 2012 – Non ha fatto in tempo l’on. Paola Pelino ad annunciare che a Sulmona avrà sede il comando regionale militare che l’avv. Riccardo Lopardi dall’Aquila ha scritto su “Il Centro”, come al solito con chiarezza e conservando lo stile che lo distingue, che gli aquilani non possono essere privati di quello che deve stare nel capoluogo, soprattutto adesso che quella città bisogna ricostruirla.
Non fece in tempo il sindaco di Sulmona a dire che la Corte d’Appello non bisognava trasferirla a Sulmona neanche temporaneamente dopo il terremoto perchè questa iniziativa poteva apparire “sciacallaggio”, che la biblioteca provinciale dell’Aquila, con la scusa di sottrarli al degrado, ha ottenuto che tutti i beni librari dei Comuni del cratere dovessero essere trasferiti all’Aquila, nella nuova, anonima ed impraticabile sede della biblioteca provinciale (e meno male che Sulmona non è stata inserita nel “cratere”, almeno sotto questo profilo).
Ora il sindaco deve prendere atto che questa convivenza con il capoluogo di provincia non è più possibile e in questa constatazione le vicende della ricostruzione sono solo l’ultimo degli argomenti. Occorre dire che Sulmona ha interesse e convenienza a transitare nella provincia di Pescara ed occorre che il primo cittadino assume questa iniziativa, promuovendo tutti gli atti che sono necessari: primo tra i quali una consultazione informale.
Cominciando dal più recente dei problemi di Sulmona, quello del tribunale, se si deve prendere atto che la scelta del governo (e, prima di quello attuale cocciutamente sostenuto dal PD, dello stesso governo Berlusconi, che dall’on. Pelino e dall’on. Scelli era sostenuto) è irreversibile, e quindi che il tribunale di Sulmona, come quello di Avezzano, sarà soppresso, è indispensabile che consapevolmente un sindaco sappia preparare un futuro possibile: e allora, in termini di collegamenti, se bisogna recarsi altrove, è a Pescara che il tribunale di Sulmona deve avere sede. Per la classe forense, poi, il contatto con una realtà dinamica come quella pescarese può solo far bene, a confronto di una città nella quale non c’è neppure un locale dove collocare giudici, cancellieri e fascicoli e dove non si sa neppure se c’è un tessuto urbano ed un rilevante contenzioso.
Proseguendo nell’analisi, è ovvio che una città d’arte e di cultura come Sulmona può solo ricevere benefici dall’essere il secondo centro della provincia e, per giunta, il più ricco di beni storici e artistici, perchè vi sarebbero dirottate tutte (o le principali) risorse, laddove, invece, l’attività degli amministratori dell’Aquila è stata sempre volta ad accentrare gli interventi sul capoluogo e di sicuro per i prossimi venti anni questo trend si acuirà.
Sotto altro profilo, che Pescara conservi la sede della ASL, per esempio (che già Sulmona ha perso), oppure che le rappresentanze commerciali, assicurative o bancarie non torneranno a Sulmona (tanto stanno già per lo più ad Avezzano…) è circostanza che poco incide. Resta il fatto che il capoluogo peligno riconquisterebbe il rapporto con l’alta Val Pescara (Popoli, Torre de’ Passeri, Tocco da Casauria) che aveva fino agli anni Venti. La logica della subordinazione di ogni esigenza di Sulmona a quelle dell’Aquila deve essere spezzata e si può almeno provare a farlo, invece di piangersi addosso per l’irreversibile perdita di risorse e di popolazione. Il degrado del ruolo di Sulmona non è certo responsabilità di questa amministrazione comunale; il tentativo di rispondere con virilità può essere un merito.






