UN DELITTO SOTTRARRE LE RISORSE AI GIOVANI

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7 NOVEMBRE 2011 – Riceviamo e pubblichiamo un interessante suggerimento sui temi che la cultura locale richiede siano affrontati:

“L’attenzione dei lettori va polarizzata sullo sviluppo locale e, in particolare, sui molteplici, e a volte assurdi, nodi che paralizzano lo sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro territorio. Penso ai  giovani che si accontentano di posti precari e mal pagati presso la ristorazione, penso all’infinità di riunioni che non smuovono nulla e che diventano vuoti palcoscenici dei narcisi di turno,  penso a come sarebbe importante trovare delle modalità concrete per promuovere lo straordinario patrimonio naturalistico e culturale che abbiamo e che  lasciamo languire, se pure non lo devastiamo ecc”.

Ci capita di trovarci in qualche ristorante e di notare quanti siano i giovani che si dedicano anima e corpo ai lavori meno intellettuali. E con quale scrupolo e professionalità.

Sicuramente una società che denota squilibri così importanti tra i giovani che debbono accontentarsi di un lavoro purchè sia e, dall’altra parte, i quarantenni o i cinquantenni che possono collocarsi in pensione e restare trenta o quaranta anni a pesare sulle contribuzioni o sulle tasse versate da quei giovani è una società ancora più ingiusta di quella che i marxisti denunciavano nell’Ottocento. E ancora più carica di esplosivo per le relazioni interpersonali. C’è qualcosa che ha bloccato la crescita dell’Abruzzo: la regione, spesso nelle aree interne, sta volgendo su un modello di turismo che ha il grande pregio di dare sfogo alle esigenze di sopravvivenza, ma che è fatto del poco che può essere dato a basso prezzo. Ottima iniziativa quella di qualche decennio fa per l’Università del Turismo a Sulmona. Ma quanto ha cambiato il modo di progettare dei giovani?

Ora questi non potranno neanche dire, come gli indiani metropolitani negli anni Settanta: “Una risata vi sommergerà”. Hanno poco da ridere. Dovremmo tutti pensare che le chiacchiere, quelle descritte nella lettera, ci sommergeranno.

Del resto, “Il Sole 24 ore” di oggi pubblica il rapporto della Banca d’Italia “L’economia delle Regioni italiane” nella parte riguardante la disoccupazione giovanile. Sono 2.233.672 i ragazzi italiani che non lavorano e non studiano, cioè il 23,4% della popolazione tra i 15 e i 29 anni. Più della metà, cioè 1.253.731, è concentrata nel Mezzogiorno. Sei anni fa i “Not in education, emploument or Training” (Neet) non raggiungevano i due milioni.

Leggiamo cosa scriveva Honorè de Balzac sui giovani del suo tempo in Francia: “Non credo che l’attuale forma di governo esisterà ancora di qui a dieci anni. I giovani che hanno fatto l’agosto 1830 e di cui ci siamo dimenticati esploderanno come la caldaia di una vaporiera. Oggi in Francia la gioventù non ha prospettive; si ammassa, simile a una valanga di capacità misconosciute, di ambizioni legittime e frustrate.

Quale sarà la voce che scuoterà le masse ?

Non lo so, ma esse piomberanno sull’attuale stato di cose e lo rovesceranno. I popoli sono governati da leggi di fluttuazione; l’impero romano le aveva sottovalutate quando sopraggiunsero i barbari.

I barbari di oggi sono le intelligenze. Attualmente questo soprappiù agisce intorno a noi in modo lento e inavvertito. Il governo… misconosce la forza alla quale deve tutto. Si è lasciato legare le mani dalle assurdità del contratto; è la vittima predestinata.

Luigi XIV, Napoleone e l’Inghilterra erano e sono avidi di giovani intelligenze; in Francia i giovani sono condannati all’inazione dalla nuova legalità, dalle condizioni avverse del principio elettivo, dai difetti del sistema di designazione ministeriale.  Esaminate la composizione della Camera elettiva: non troverete un solo deputato trentenne. Richelieu, Mazzarino, Colbert, Metternich e Napoleone non vi sarebbero ammessi perché troppo giovani !… Burke, Sheridan e Fox non potrebbero farne parte!…”

Nell’immagine del titolo: adolescenti in un quadro di Italo Picini

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