CARDONE: IL FISICO CHE FA RIMA CON PASSIONE

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Il laboratorio per il “piezonucleare” (l’energia pulita, quella che si ricava dal ferro e non dall’uranio; si vedano, a proposito, gli articoli pubblicati su questo giornale in aprile e maggio) può sorgere anche in piena area industriale a Sulmona, in uno dei capannoni dismessi, senza cercare altri siti. L’ipotesi di collocarlo nel ventre di Colle San Cosimo derivava solo dal dato di fatto che si poteva in qualche modo contare su un grandissimo spazio non utilizzato. Lo ha dichiarato il fisico dott. Fabio Cardone al “Vaschione”, in merito alle ipotesi, che si sono ancora rincorse negli ultimi giorni, sui sospetti che la scelta fosse caduta sull’ex polveriera, con l’antro immenso scavato tra Pratola Peligna e Sulmona, per tenere tutto nascosto. Cardone ha anche detto che non ha nessuna intenzione di lavorare per costruire questa nuova fabbrica dell’energia. “Dovranno essere chiamati solo ingegneri, giammai fisici – ha tenuto a precisare – perchè si tratta di sviluppare anche commercialmente una idea che aspetta solo di essere realizzata in tutte le potenzialità”.

Fabio Cardone parla con molto distacco, ma pronuncia parole elettronucleari, con l’impassibilità dell’illuminista. Non è un uomo dell’Ottocento: bisogna andare più indietro, nel Settecento, per trovare qualche altro esempio che ci ha tramandato in forme simili la letteratura. Forse Pietro Verri avrebbe collaborato con lui. Ma per poco; perchè, si sa, gli Illuministi erano anche molto individualisti e caratteri difficili. Attinge molto agli esempi, ma li sceglie con la precisione necessaria a servirsene da badili per demolire le tesi degli oppositori, che sembra siano tanti, a giudicare dalla carrellata di scempiaggini che ha sentito e che generosamente non sottolinea, nè con un “immaginiamoci un po””, nè con un “addirittura”, ma solo con la levata del sopracciglio destro, leggermente incanutito come l’altro, ma molto più severo. Tiene a precisare di essere sulmonese “anzi – con piglio – sulmontino” e di sentirsi molto addolorato di aver vissuto solo tre anni per intero a Sulmona, dal 1976 al 1979, ” ma sono stati gli anni migliori, forse anche dal punto di vista della passione, al Liceo”. Non sembra intenzionato a tornare subito; tuttavia l’idea di ritirarsi a Sulmona per fare qualcosa di davvero amato la manifesta alla fine del colloquio, non solo per accondiscendenza, ma perchè, nella sostanza, gli anni dei progetti non possono non lasciare il segno anche geografico nel cuore dei fisici.

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