GLI ABRUZZESI PAGANO PEDAGGI MA LEGNINI NON PAGA PEGNO

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ERA SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA QUANDO IL PD APPROVAVA AUMENTI STRATOSFERICI. E ADESSO I SINDACI DALLA FACCIA TOSTA LO VOGLIONO CANDIDATO

27 DICEMBRE 2018 – Stridore di armi e risuonar di trombe per la battaglia che i sindaci dell’Abruzzo intraprenderanno contro il Ministro Toninelli se entro il 31 dicembre non impedirà a “Strada dei Parchi” di applicare il 18% di aumento dei pedaggi autostradali. Vogliono essere ricevuti al Ministero, per “fargli rimangiare” (l’immagine è ripresa dai canoni dell’… espressionismo di Giovanni Lolli a proposito dei “masterplan” deviati sulla manutenzione dei viadotti di A24 e A25) il rifiuto a riceverli di dieci giorni fa. Poi seguiranno, dal 2 gennaio (il I è dedicato agli effetti del cenone) iniziative più clamorose: tipo percorrere le due autostrade a trenta all’ora (che non sarebbe sbagliato, viste le condizioni nelle quali si trovano i viadotti).

Ci siamo già chiesti se questi sindaci siano gli stessi che hanno implorato Giovanni Legnini di presentarsi quale candidato a presidente di regione; o se tra di essi ci siano quelli che lo celebravano quando è stato sottosegretario di un ministero molto prossimo alle vicende delle manutenzioni e delle spese dello Stato: quello dell’Economia e delle Finanze. Può darsi (per un principio di statistica) che ce ne siano molti che lo hanno sostenuto e che lo hanno indicato come “uomo delle istituzioni”. Però ci debbono spiegare, se è così, come possano sostenere, anzi implorare una candidatura di chi ha avuto le mani in pasta fino a quattro anni fa e che, anche quando le mani in pasta non le ha avute più nelle dirette responsabilità di governo, ha seguitato addirittura a inaugurare… pastifici e, insomma, a fare campagna elettorale pure quando doveva essere uomo delle istituzioni.

A questo punto dobbiamo catalogare “uomo delle istituzioni” pure Matteo Salvini, che appartiene ad un partito che gridava “forza Etna” quando la lava sommergeva parte della provincia di Catania.

Se, poi, lo scopo è quello di fare campagna elettorale sfruttando i disagi delle persone che si debbono recare a Roma in autostrada pagando di colpo il 18% in più (perché al 6% circa si somma il 12% di annualità arretrate e sospese in vista dell’ingresso in governo dei 5Stelle per far loro trovare pronta una grana) basta dirlo e magari recuperare la capacità di arrossire.

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