LA BCC A QUOTA CENTO

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DAL 1919 IL CAMMINO DELLA CASSA RURALE DI PRATOLA CHE OGGI E’ L’UNICA BANCA AVENTE SEDE NELLA PROVINCIA DELL’AQUILA

28 APRILE 2019 – Della rinascita di mutualità e di solidarietà sociale dopo la I Guerra mondiale ha parlato stamane la Presidente della Banca di Credito Cooperativo, Maria Assunta Rossi (nella foto accanto al titolo), nell’assemblea della Banca di Credito Cooperativo, sorta dai fulgori della Cassa Rurale ed Artigiana di Pratola Peligna che fu a sua volta fondata proprio nel 1919. “Cerchiamo il modo di consolidare i risparmi e di tramandarli alle generazioni future, come cercarono di fare i soci fondatori della Cassa Rurale ed Artigiana”, ha aggiunto la Presidente, che ha ricordato il gravissimo quadro sociale nel quale la cooperazione nel credito ebbe terreno fertile per affermarsi. Il punto qualificante degli ultimi anni è stato la estensione del numero di filiali e del territorio di operatività; lo scorso anno è stata inaugurata una filiale a Chieti, quest’anno se ne inaugurerà una a Francavilla al Mare.

Un regalo umile ma significativo del 1969, all’alba dell’età d’oro della Cassa Rurale ed Aritigiana

La “Banca di Pratola”, come ancora oggi è designata, dopo la fase di caratterizzazione che ha vissuto fino agli anni Ottanta, si è aperta alla partecipazione di tutte le categorie di operatori economici e di risparmiatori. Prima si poteva essere solo agricoltori oppure artigiani, con una piccola percentuale di soci “laici”; oggi dai 150 soci di allora si è vicini ai 2000. E’ l’unica banca che ha sede nella provincia dell’Aquila, dopo la catastrofe della Cassa di Risparmio fondata nella prima metà dell’Ottocento e disintegrata dagli appetiti politici, della Banca Agricola di Sulmona, deturpata dalla ingerenze affaristiche degli amministratori, ma anche dopo l’accorpamento di molte Casse Rurali nella BCC di Roma. Questo primato  da un lato accresce il merito della collettività pratolana per essere riuscita a tramandare un istituto così importante nelle dinamiche produttive; ma dall’altro lato è significativo della progressiva demolizione dei presìdi creditizi locali, quindi dello sfilacciamento della struttura economica che in genere determina autonomia nella gestione del territorio e nell’interlocuzione dei fattori produttivi.

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