SE LO SPAZIO E’ UN BRAND

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E’ DURO DA CANCELLARE L’ABBINAMENTO CON OVIDIO?

16 MARZO 2022 – In nessun punto del manifesto (nella foto del titolo) per l’inaugurazione del museo di Ovidio si accenna minimamente ad uno “Spazio Ovidio”, che è terminologia bolsa e insignificante, tanto è vero che il sindaco l’ha provvidamente evitata e presumibilmente la eviterà pure all’inaugurazione di domenica prossima. Si parla tutt’al più di “spazi”. Eppure oggi “Il Messaggero” ha messo nella locandina “Spazio Ovidio” e “Il Centro” (per solito in antitesi con il foglio romano) ha introdotto il servizio con un “Si chiama Spazio Ovidio”.

Ma de che? dicono a Roma.

Lo spazio è concetto che vale per un magazzino; per gli stand di una fiera o di una sagra paesana; per uno scaffale dei pelati, che poi in effetti sono quelli che comprano i pomodori in scatola e stanno dietro alle offerte. Poi c’è la dimensione che avvolge le astronavi e i pianeti e le galassie: ma è fenomeno che non può riguardare un ex monastero, come quello di Santa Caterina.

Lo “Spazio” a Sulmona è assurto ad una specie di brand, guarda caso qualcosa che evoca un abbinamento. Invece di mantenere le distanze tra quello Spazio e Ovidio, mentre il Sindaco le mantiene e cerca di conservare Ovidio nelle galassie della cultura ove lo hanno collocato due millenni di storia e letteratura, la vulgata si adatta. Che sia il potere dell’aglio, che già tanto è stato  esercitato sul Vate?

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