BLIND TRUST DE NOANTRI

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SCONCERTANTI RETROSCENA SUGLI AFFARI DELLA SOCIETA’ TRA LA MOGLIE DEL PRESIDENTE DELLA BCC E LA FIGLIA DEL VICE-PRESIDENTE CHE NE E’ ANCHE AMMINISTRATORE UNICO

13 GENNAIO 2025 – L’aspetto che più colpisce nella vicenda della società “Diamante srl”, che ha acquistato a un prezzo decisamente conveniente (50.000,00 euro per una palestra di circa 700 mq in zona Mazzini a Sulmona), sta nel dato oggettivo che né il presidente della Banca di Credito Cooperativo di Pratola Peligna, avv. Alessandro Margiotta, che all’epoca della costituzione della società era già vice-presidente della banca, né l’attuale vice-presidente, Augusto Soprano, a quel tempo anch’egli componente del CdA della banca, hanno inteso apparire nella compagine sociale, composta dalla moglie di Alessandro Margiotta, avv. Stefania Santarelli del 1975 e dalla figlia di Augusto Soprano, Francesca del 1998 (solo successivamente Augusto Soprano ha assunto la carica di amministratore unico, a favore del quale, come è noto, non si riverberano effetti patrimoniali). E’ stata una modesta furbizia per poter affermare che tra i responsabili della banca e la società non ci sia una identificazione tale da poter far pensare ad un progetto di investimenti comune? Alessandro Margiotta e Augusto Soprano pensano, così, di realizzare il “Blind trust” che non riuscì di realizzare neanche a Silvio Berlusconi? La società, secondo questa singolare articolazione di mezzi di… contrasto del dubbio che sorge spontaneo, sarebbe il “fondo cieco” che consente, in altre nazioni e con ben altre verifiche sostanziali, di esercitare cariche politiche rimanendo proprietario delle proprie risorse, ma senza poterle amministrare, perché ad amministrarle pensa un soggetto adeguatamente selezionato, cosicchè il politico può agire anche in settori di propria competenza assumendo decisioni che potrebbero avvantaggiare il “fondo cieco”.

Da mosca cieca a nascondino

I “terzi”, nel caso che ci occupa, sarebbero moglie e figlia: tutte e due, pur a bendarle con stoffe damascate e a farle girare una decina di volte come a mosca cieca, sanno benissimo come agire in luogo dei rispettivi congiunti, magari parlandone la sera a cena. Augusto Soprano, poi, è amministratore unico della “Diamante srl”, quindi non potrebbe neanche appellarsi al deficit di diottrie e serberebbe la piccola astuzia che i benefici delle operazioni della società sarebbero solo delle socie cieche, mentre per il vedente non resterebbe che un simbolico emolumento se rapportato ai risultati di bilancio. Sarebbe, dunque, questo il “blind trust” de noantri: una trovata per poter dire “siamo altri”, oppure che “la società va per la sua strada”. O addirittura che “non è detto che gli acquisti della società riguardino Alessandro Margiotta e Augusto Soprano“; e questo sarebbe il petardo finale.

E il CdA?

Ora bisognerebbe vedere se a questa favola credono gli altri componenti del consiglio di amministrazione. E, se ci credono loro (complimenti…), bisognerebbe vedere se vi credono i soci, anche quelli che hanno una diversa concezione della banca del territorio, della banca della mutualità, soprattutto della banca della popolazione di Pratola Peligna, con la quale si è sempre identificata: non è più la Cassa Rurale ed artigiana, ma conserva il nome che evoca la cooperazione e che consente adeguati trattamenti fiscali e normativi. E’ l’unica banca che ha sede in un centro della provincia dell’Aquila, dopo i disastri della Cassa di Risparmio dell’Aquila, della Banca Agricola e industriale di Sulmona (che sono adesso Banca Popolare dell’Emilia Romagna) della BCC di Scanno, della BCC di Vittorito; dopo la scomparsa della Banca Popolare della Marsica, che adesso è Monte dei Paschi di Siena con tutti i disastri cui l’ex colosso toscano è stato sottoposto e che hanno fatto temere circa la sua stessa sopravvivenza. Dei nomi delle città ove avevano sede, dei consigli di amministrazione, dei fondatori, dei loghi, non v’è più traccia.

E la Banca d’Italia?

Poi, se al consiglio di amministrazione e ai soci tutto questo sta bene, bisognerà vedere se starà bene alla Banca d’Italia, che tutto è disposta a consentire, tranne i fondi ciechi per… vedenti.

Il direttore della filiale dell’Abruzzo dell’istituto di emissione (e di controllo) si domanderebbe perché, nel caso che un cliente si proponesse per accedere ad un mutuo, dovrebbe trovarsi davanti, al momento della firma del contratto, il marito della socia della  “Diamante srl” alla quale, magari, potrebbe aver soffiato qualche settimana prima un affare in una delle aste del tribunale (ammesso che riesca a far passare la richiesta di mutuo in consiglio di amministrazione qualche giorno dopo l’aggiudicazione di un’altra palestra di 700 mq a 50.000,00 euro o di un negozio in Piazza XX Settembre a 30.000,00, o di un capannone a 100.000,00 euro). E nel caso di impedimento del presidente per improvvisa diarrea, si troverebbe davanti proprio l’amministratore unico della società cui fosse sfumato l’affare?

Bisogna vedere se sta bene all’ICCREA, alla quale la banca di Pratola aderisce.

A occhio e croce, che si formi una società tra congiunti di amministratori di una banca fa ritenere all’uomo della strada che gli amministratori non vogliano figurare. Ci mancherebbe che, dopo mosca cieca, si giochi pure a nascondino. Oltre ad essere non elegante, potrebbe essere incompatibile con l’immagine stessa della banca; che finora, beninteso, non è proprio coinvolta. Ma solo finora; se, oltre alle “cieche” del blind trust da operetta, ci fossero anche i sordi del Cda, potrebbe esserlo.

La società sei mesi prima dell’asta

Perché moglie e figlia di Margiotta e Soprano non si sono limitate a comprare un immobile a prezzo stracciato che poteva servire ad una madre per ricavarne reddito (canone di locazione) per sé e per i figli minorenni (mentre l’attività di un bravo trainer è andata in fumo), ma hanno addirittura costituito una società sei mesi prima di slurparsi 700 mq a 50.000,00 euro, mentre era in corso quell’esecuzione immobiliare. Potrebbero spiegare a Banca d’Italia o all’ICCREA come hanno avuto le informazioni su quella esecuzione e su quella offerta così… stracciata per la quale un altro candidato acquirente avrebbe pensato ad un piccolo garage in zona periferica. E se i dirigenti delle banche hanno accesso a informazioni protette nei confronti di altri soggetti, se ne potrebbe parlare la sera a cena con le socie della “Diamante srl” per progettare altri, chiamamoli così, investimenti per il caso di incipiente crisi finanziaria di qualche imprenditore.

Queste perplessità potrebbero essere proposte direttamente al Margiotta e al Soprano, preferibilmente (prima che da Banca d’Italia e ICCREA) dallo stesso consiglio di amministrazione, che non è coinvolto finora. Ma solo finora. Alla riunione del Cda potrebbero partecipare in via eccezionale anche le due “cieche”, che la favella avranno conservato.

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