“QUANTO PRIMA” SI SALVERA’ IL TRIBUNALE

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SCONCERTANTE BILANCIO DELLO STROMBAZZATO INCONTRO DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CON ORDINI PROFESSIONALI E PRESIDENTE DELLA REGIONE

8 MAGGIO 2025 – “Il Ministro, alla presenza del Presidente della Regione Marsilio, ha ribadito il suo impegno personale e di tutto il Governo a depositare, in Consiglio dei Ministri, quanto prima, un disegno di legge volta a salvaguardare in via definitiva il Tribunale, la Procura di Sulmona e gli altri Uffici Giudiziari sub provinciali abruzzesi. In conseguenza di tale chiaro ed univoco impegno, ha inoltre garantito che sarà disposta una proroga tecnica sino al I gennaio 2027”. Questo il comunicato del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Sulmona, Luca Tirabassi, dopo l’incontro con il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e i presidenti degli Ordini di Avezzano, Lanciano e Vasto.

“Quanto prima”. E’ espressione ricorrente dagli anni del dopoguerra ogni volta che si parla di riforma della geografia giudiziaria. Vuol dire “domani”, come pure “tra altri 80 anni”, perché una rivisitazione organica di Tribunali e Corti d’Appello è stata sempre messa nell’agenda, ma mai realizzata. Nel cassetto è rimasto anche l’auspicio di riformulare i confini delle province, legati a criteri di fine Seicento: in Abruzzo i quattro capoluoghi sono nella metà settentrionale e due sono a quindici chilometri l’uno dall’altro.

Poi c’è la garanzia di una “proroga tecnica sino al I gennaio 2027”, cioè proprio quella che lo stesso governo e lo stesso ministro hanno concesso ad altri tribunali, in altre regioni, tre mesi fa. Che abbiano escluso i tribunali abruzzesi ha solo il significato che vogliono farsi retribuire di più per l’esclusiva artificiosa di adesso. Per scrivere un decreto-legge, se non viene affidato a Lollobrigida o a Gasparri, ci vuole un giorno. Viene rimandato a luglio e acquista perciò un significato estorsivo, perché se i Sulmonesi non voteranno bene, non avranno il decreto. E’ la tecnica non nuova di una democrazia malata, basata sul voto di scambio, che non è solo quello dei posti di lavoro, ma anche delle ramificazioni istituzionali. Pertanto, gli impegni elettorali della cosiddetta Destra andavano chiariti prima.

Seppure non fosse stato questo il fine dell’ulteriore “stop and go” impresso alla tempistica delle proroghe, è comunque indecente che un governo che mirava a collocarsi nella discontinuità dai precedenti, si affidi alla quinta proroga (questa volta di un solo anno, dal dicembre 2025 al dicembre 2026) che offende le categorie professionali nella loro dignità e le sottopone, dopo 14 anni di uguale trattamento, ad organizzare i propri tempi e le proprie risorse sul filo esile del rinvio elemosinato. Gli avvocati, a un anno e mezzo dalla soppressione, non sanno neppure se debbono munirsi di uno studio a L’Aquila e se debbono predisporre la propria attività rivoluzionando ritmi e collaborazioni. E con loro i consulenti tecnici, cioè medici, ingegneri, ragionieri, geometri, che sanno già che i giudici dell’Aquila nomineranno quelli che hanno uno stabile domicilio sulle falde del Gran Sasso.

 Offenderebbe anche una intera città, che peraltro vuol essere offesa, se le elezioni hanno premiato, nelle tornate successive, chi, come Paola Pelino e Giovanni Legnini, aveva votato per la legge sulla soppressione dei tribunali sub-provinciali.

A Sulmona si preferisce il posto al Cogesa, per sé e per i parenti, rispetto all’orgoglio di respingere chi danneggia la città, come ha fatto Andrea Gerosolimo da assessore regionale e da burattinaio dell’ultima maggioranza e come prima di lui fecero Franco La Civita con la pantomima della istituzione della provincia del Centro-Abruzzo e Domenico Susi, con lo scempio della scuola di Finanza a L’Aquila senza neppure la sede distaccata in Valle Peligna, che sarebbe stata istituita “quanto prima”.

Nella foto del titolo: dopo l’incontro tra ordini e Nordio, i necrofori fanno un passo avanti per prendersi il tribunale

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