QUELLA DI NICOLINO D’ADDARIO NON ERA UNA PAZZIARELLA

424

RICORSO ALLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE DELLA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D’APPELLO DELL’AQUILA

10 GIUGNO 2025 – La Procura Generale presso la Corte d’Appello ha proposto ricorso davanti alla Corte Suprema di Cassazione contro la sentenza del 30 gennaio scorso che ha riconosciuto il “fatto di particolare tenuità” nella condotta di Nicolino D’Addario. Questi, nel marzo del 2021, era entrato in uno studio legale a Sulmona, agendo sulla porta d’ingresso “con una violenza tale da dischiuderla” e se ne andava “solo dopo aver appreso dell’arrivo dei militari”, cioè dei Carabinieri che il titolare dello studio, invece di assestare tre ceffoni all’intruso per rimandarlo da dove era venuto, aveva chiamato, sempre confidando sul corso lento, ma inesorabile della Giustizia. Ovviamente, il direttore de “Il Centro”, giornale che non aveva scritto una riga della condanna del D’Addario a otto mesi di reclusione in primo grado e che ha riportato solo la versione del reo dopo l’assoluzione in secondo grado omettendo di pubblicare la rettifica richiesta (ove fra l’altro si chiariva che la sentenza di assoluzione confermava tutte le affermazioni del reato perpetrato), continua a violare il disposto dell’art. 8 della Legge sulla Stampa del 1948 e il 20 giugno dovrà risponderne davanti al Tribunale di Pescara.

Ora per il risoluto Nicolino – che peraltro se la dà a gambe quando sente che arrivano i Carabinieri – saranno i giudici di Piazza Cavour a dire se gli avvocati possono lavorare tranquilli nei loro studi, anche per pagare in tasse e contributi il 70% degli introiti (quelli che li dichiarano, ovviamente), oppure se “dischiudere” con violenza porte chiuse fa parte di quelle che a Napoli si chiamano pazziarelle e come tali debbono essere sopportate tra codici e pandette che (nella foto in basso) hanno assistito impotenti allo scempio di diritti e facoltà.

Please follow and like us: