BARBERO INSEGNA CHE NON SI PUO’ CONTARE SUI “SOCIAL”

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CENSURA ALLO STUDIOSO DI STORIA MEDIEVALE: ERA TUTTO PREVISTO DA ORWELL

24 GENNAIO 2026 – La censura imposta al prof. Barbero, che aveva espresso valutazioni sul prossimo referendum per la Giustizia, non fa che confermare quanto evanescente sia la speranza che nuove forme di comunicazione, gratuite e a portata di mano, possano arricchire il dibattito sociale. L’accesso, e soprattutto la permanenza sui canali “social” sono rimessi alla valutazione di soggetti che, pur non avendo la cultura e la preparazione di chi esprime delle opinioni, possono eliminare quello che si ritiene un messaggio non veritiero, o espresso non nei modi consentiti dai maggiorenti. Siamo, quindi, ad una applicazione del “Grande Fratello” di Orwell, con qualche anno di ritardo rispetto al 1984.

Lo abbiamo posto in evidenza non da ieri, ma ancora è consolidata l’abitudine di fare affidamento su queste forme… evanescenti e sottoposte ad un controllo dall’alto: solo se non si va oltre, si è ammessi a parlare.

Per questo, ribadiamo la scelta di non pubblicare una pagina “Facebook” del “Vaschione” e continuiamo in modo solitario ad esprimere convincimenti, riportare quelli di altri, nel modo anche brusco che richiede la chiarezza. Quando, poi, anche questo sarà impedito, resteranno ancora e sempre le edicole e chi vorrà, invece di stare seduto alla tastiera, potrà documentarsi. Sempre se lo vorrà.

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