A 150 ANNI DALL’UNITA’ D’ITALIA

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Ore 19 di un 20 ottobre di 150 anni dopo: la villa “Raffaele” è quella di una volta, quella del silenzio, di un certo abbandono nell’isolamento della campagna. Eppure ci fu molto frastuono nella notte tra il 20 e il 21 ottobre 1860.

C’era quasi un esercito ad accompagnare il primo Re d’Italia, Vittorio Emanuele, che non era diretto proprio a fare una vacanza al Sud: andava ad incontrare Giuseppe Garibaldi, forse solo per fermarlo, per ricondurlo nella realpolitik. E infatti di lì a qualche giorno gli avrebbe stretto la mano a Teano e tutto sarebbe rientrato nei quadri di Cavour. Nella “Villa Raffaele” Vittorio Emanuele passa e dorme la notte tra il 20 e il 21 e in una cittadina di provincia sorge l’aneddotica: una camera da letto adornata di mille confetti. Oppure il commento beffardo (o servile al massimo) alla frase “Che bel panorama” pronunciata dal sovrano al suo risveglio: “Lo abbiamo fatto venire apposta dal Piemonte, maestà”. Tutte cose che sono state narrate nel secolo successivo e che forse mai sono successe, perché quella società della cittadina di provincia era solo ammutolita da tale avvenimento e ancora si sentiva suddita dei Borboni per amare o detestare un nuovo re.

A Vittorio Emanuele sarebbe interessato poco quanto si sarebbe detto, per di più con presunzione di analisi storica, 150 anni dopo, a tre o quattro chilometri dalla villa dove riposava benissimo: era troppo diversa la sua Italia da quella attraversata da due guerre mondiali volute dai suoi successori. Ma nel ricordare il lungo percorso della Italia nel complesso quadro degli stravolgimenti ottocenteschi che portarono alla unificazione, proprio in un centro culturale di Sulmona, nel 20 ottobre che noi viviamo, si fa una apologia di Garibaldi e si picchia duro su Cavour e la politica piemontese, in termini che non lasciano granchè al dubbio dell’analisi storica. Pazienza: il Re è passato da troppo tempo per sentire queste partigianerie. E’ già arrivato a Teano e ha fatto l’Italia, più o meno eroicamente, più o meno con crudo cinismo. E l’Italia è rimasta, nonostante gli attentati alla sua unità e al suo destino. Figuriamoci se può essere impaurita, vecchia com’è, dalle lezioni di storia fatte dividendo i buoni dai cattivi. Per questo, la migliore garanzia che tutti i personaggi di quella notte di 150 anni fa riposino in pace viene dal silenzio che è tornato ad avvolgere Villa Raffaele dove anche le cornacchie gracchiano sommessamente, con più rispetto.

Villa Raffaele, alla Badia di Sulmona, dove Vittorio Emanuele trascorsa una notte nel viaggio verso Teano
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