ORIGINALI E SCONCLUSIONATE DELEGHE DI D’ALFONSO AGLI ASSESSORI
24 GIUGNO 2014 – A leggere le deleghe che il presidente della Regione ha conferito ai suoi assessori non può non scappare da ridere.
Non tanto perché al vice-presidente Giovanni Lolli sono state attribuite le funzioni delle “Politiche della Ricostruzione” (la politica sarà una e verterà tutta sulla ricostruzione dell’Aquila), quanto perché, nel mazzo, figurano anche le funzioni per l’”Appennino italico”. E noi che avevamo pensato che il presidente dell’Abruzzo potesse dare deleghe per le Ande… Ce lo immaginiamo tutto il Lolli che, accantonando le “Politiche della Ricostruzione”, si darà anche all’”Impulso e monitoraggio per le Riforme istituzionali”. Non vede l’ora: invece di pensare a quanti palazzi dell’Aquila dovrà ricostruire, si leggerà tutti i giorni Sabino Cassese e Giuliano Amato per prepararsi al monitoraggio e, perché no, all’impulso. Come monitora lui non monitora nessuno.
Ed avrà anche energie per “Attività produttive”, “Crisi industriali”, “Valorizzazione dei beni culturali” (che in Abruzzo vuol dire nulla…), “Rapporti con le Commissioni consiliari”. Non l’avremmo detto che conservasse tutte queste risorse, visto che da sottosegretario sembrava non riuscisse a sostenere il profilo basso, rasoterra. Qualche limite, quindi, se lo assegnerà pure: per esempio, le attività produttive saranno quelle aquilane; se di crisi industriali si fermerà a discutere, avranno epicentro a Bazzano; la valorizzazione dei beni culturali, se non si fa a L’Aquila, dove volete farla in Abruzzo? La Ricostruzione, ca va sans dire, riguarda il tratto d’Abruzzo esplorabile con google map da Porta Napoli alla Fontana luminosa.
L’esilarante non finisce qui: il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, tra le deleghe, ha quella della “Rivoluzione della Pubblica Amministrazione”. Ricordate quando, per sottolineare l’ossimoro di tanti bellicosi… pacifisti e guerrieri da poltrona, si diceva che volevano fare la rivoluzione per decreto? Bene: Paolucci ci riuscirà. Decreterà la rivoluzione e si sentirà il Lenin abruzzese. Una mattina ci sveglieremo ed avremo ciascuno il proprio ruolo: chi al Palazzo d’Inverno, chi a fucilare la famiglia dello Zar facendo credere anche ai bambini che bisogna mettersi in posa per una foto-ricordo ed altre nefandezze del genere. La Pubblica amministrazione vivrà la sua Rivoluzione, sarà Paolucci a suonare le trombe: avete letto bene, un assessorato regionale è dedicato alla “Rivoluzione della Pubblica Amministrazione”, perché evidentemente la “Riforma” (alla quale furono destinati fior di ministri) non scaldava più nessuno.
Al confronto, chi si occuperà delle classiche “Cave e torbiere” morirà di sbadigli (ai curiosi diremo che sarà Mario Mazzocca). Come se non bastasse da solo questo corpo di deleghe, D’Alfonso gli rifila pure il Termalismo e l’Associazionismo territoriale (studierà un quinquennio per scoprire cos’è) che non va confuso con l’”Associazionismo” duro e puro, affidato invece a Marinella Sclocco, onde c’è da prevedere una linea telefonica dedicata tra i due, per capire fin dove arriva l’Associazionismo e dove incomincia quello territoriale e soprattutto per capire come mai chi è delegato all’associazionismo non può spingersi a curare anche quello territoriale. Ancora per sbadigliare, a Mazzocca va l’”Assistenza tecnica”, ma solo ai “piccoli Comuni”, chè se si trova a passare a Castel di Sangro già lo snobbano. Da par suo, invece, seguiterà a volare alto proprio Paolucci, cui sarà affidata la “Digitalizzazione e dematerializzazione del Sistema amministrativo della Regione Abruzzo” (ma come: si parlava di rivoluzione e il sol dell’avvenire è tutto racchiuso in un desk?).
Insomma, quanto a fumo, D’Alfonso non scherza: l’ammuina di epoca ottocentesca è roba da dilettanti.





