A STARLE A SENTIRE, CERTE VOLTE, LE PREGHIERE

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19 DICEMBRE 2015 – Ci può essere aria da metropoli in un Caffè alle prime ore del giorno; se non altro, si può percepire come ognuno si senta a suo agio senza prevaricare gli altri, come se l’ambiente fosse pluriconfessionale. Due suore hanno appena fatto colazione in un tavolino e, dopo aver riportato le tazzine al bancone, incominciano a recitare le loro preghiere in una lingua straniera impercettibile perché appena sussurrata, quel tanto che basta a ciascuna per alternarsi con perfetto tempismo quando tocca a lei inserirsi nel duetto. Sullo sfondo, ma senza disturbare, né distrarre, un Lucio Dalla che dalla radio dei programmi d’antan intona con perfetta simbiosi “Angelo, se fossi un angelo… parlerei con Dio, gli ubbiderei amandolo a modo mio”.

E le due sorelle vanno avanti con precisione asiatica, sebbene forse dell’Asia non siano. Claudio Magris, che è stato insignito del riconoscimento del libro dell’anno per l’inserto “La Lettura” del Corriere, sostiene che uno scrittore debba scrivere in un Caffè, dove lui scrive ed ha scritto gran parte dei suoi libri: solo là può fare i conti con se stesso, con l’umiltà che serve, anzi è indispensabile per uno scrittore che voglia farsi leggere: “Così – ha detto di recente – ci si rende conto che gli altri, accanto a noi, proprio non si curano di quello che scriviamo e smettiamo di assumere l’atteggiamento di chi sta per scrivere la Divina Commedia”. Pregare in un Caffè è altrettanto formativo ed utile: così si capisce che, se le vie del Signore sono infinite, ciascuno può percorrerne una con fede, mentre un cantautore comunista (!!!) rivolge il suo soliloquio direttamente a Dio.

Lo scontro di religioni potrebbe acquetarsi in un Caffè; e non per niente “Il Caffè” era il primo giornale scritto nel fecondo e irripetibile Settecento, punto di incontro di idee tolleranti come sono quelle che si possono scambiare tra un tavolino e l’altro, senza gerarchie e rispetti dovuti per legge. Era edito dall’Accademia dei Pugni, ma questo non vuol dire.

“I potenti che mascalzoni e tu cosa fai li perdoni” incalza Dalla rimarcando l’ingiustizia di un paradiso aperto anche agli incancreniti prevaricatori, ma le due suore continuano a pregare perchè  le porte rimangano aperte a tutti e, comunque, non sia l’uomo a decidere per chi si debbono chiudere. Miracolo di una nuova evangelizzazione, magari non programmata, in quella stessa città che fu cara ad un papa rinunciatario e lo fu ancora di più ad un altro papa che qui venne per trovare le parole e annunciare la propria, di rinuncia, settecento anni dopo. Talvolta basta tendere l’orecchio per capire cosa dicono le preghiere. Anche quelle spacciate per canzoni.

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