PROSPETTIVE E BILANCI DI UNA VITA TRA ESAMI DI MATURITA’ E PENSIONE

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DUE INTERVISTE A CONFRONTO CINQUANTA ANNI DOPO

19 NOVEMBRE 2023 –  Cinquanta anni segnano i confini tra il prima e il dopo la stagione del lavoro: tra la fine della scuola e l’inizio della pensione. Se non ci fosse stata la riesumazione di questo articolo che Giovanni Grilli ci ha riproposto (nella foto), oggi non avremmo potuto chiedergli notizie circa la realizzazione, o non, di quanto nel ’74 egli pensava di voler fare della sua vita. Era tale l’aspettativa di entrare nella società degli adulti che (ci ha confidato) rileggere oggi come  immaginava cinquanta anni prima lo svolgersi di quel filo rosso lo ha lasciato con tanto stupore. E invece il tempo è trascorso e da poco più di un anno ha lasciato il lavoro, peraltro svolto con tanto impegno e dedizione che… i risultati si vedono nell’ultimo fabbricato che ha contribuito a restaurare all’inizio di Corso Ovidio, quale geometra dell’impresa “MC Costruzioni Edili s.r.l.”, non lontano da quel campanile di San Gaetano che incombeva, quasi a proteggerla, sulla casa dove abitava con la sua famiglia. L’orgoglio di voler dare un contributo alla società si leggeva nelle sue parole di diciottenne, che, non sarà un caso, era alunno della stessa maestra Gelsomina della quale parliamo nell’ultima pagina dell’inserto sul Parco del Gizio nelle edicole tra due settimane; l’effetto di questo suo orgoglio si manifesta nell’elencazione dei vari interventi edilizi che lo hanno impegnato in prima persona, formato nell’istituto “De Nino” da poco trasferito nella nuova sede. Piccola ironia della sorte, il tema della sede dell’istituto si è riproposto all’inizio e alla fine di questo cinquantennio, perché nove anni fa le classi sono state trasferite all’ITIS di Pratola Peligna. Questa l’intervista pubblicata il 18 luglio 1974, qualche giorno prima che si compisse lo scempio del Liceo Classico, del quale parliamo in altro articolo,  per un compagno di scuola delle elementari di Giovanni Grilli.

 INTERVISTA A GIOVANNI GRILLI NEL 1974

“Che faccio dopo gli esami? E’ un po’ la domanda che si pongono tutti i candidati che abbiamo intervistato nel giro degli istituti di scuola media superiore in questi giorni. “Prima mi riposo per diversi mesi – dice qualcuno – poi vedrò con molta calma quale facoltà scegliere”; “Penso di inserirmi presto nella vita lavorativa” risponde qualcun altro e per lo più a dare questa risposta sono quelli dei corsi tecnici. Fra coloro che proseguiranno gli studi all’Università non sono molti quelli che si indirizzeranno all’Ateneo di Roma, come era consuetudine negli ambienti studenteschi di Sulmona; adesso, in parte, si scelgono università minori (“più tranquille” sono definite dai genitori), oppure si preferisce l’Università abruzzese per evidenti ragioni di vicinanza. Tutti, però, sono concordi nel giudicare impegnativa questa prova di maturità sebbene in molte circostanze le commissioni d’esame non insistono molto sul “nozionismo” (difficilmente si potrebbe riscontrare un termine condannato in questi anni con tanta unanimità di docenti e alunni). Nella seconda giornata di visita alle commissioni d’esame, ci troviamo oggi all’Istituto tecnico “Antonio De Nino” per le sezioni “Geometri” e “Ragionieri” e parliamo con un candidato, Giovanni Grilli, sul suo futuro dopo la prova, dando per scontato che tutto andrà bene nel giudizio finale. “Non credo proprio di andare all’Università: con la grave crisi attuale di intellettuali a spasso, penso sia molto più costruttivo fornire il proprio apporto di lavoro alla società e, nel possibile, inserirsi completamente in essa risultandone una parte attiva. Per avere una preparazione tecnica, tuttavia, è necessario che io segua un corso per topografi, forse a Roma, ma non escludo la possibilità di dire sì alla prossima occasione di lavoro”.

Hai ascoltato la commissione, hai notato il suo modo di interrogare i candidati. Che ne pensi?

“Danno la possibilità di svolgere un discorso piuttosto completo: nei momenti di crisi mi sembra che siano molto comprensivi. Credo che per tutti possano esserci momenti di incertezza; là si dimostra la preparazione degli esaminatori”.

Hai concluso con questo esame il corso di studi dei geometri. Cosa hai ricevuto in questi cinque anni?

“Innanzitutto un diploma che dovrei essere riuscito a conquistare in tutto l’arco dei cinque anni e non proprio nel breve colloquio che sostengo con la commissione d’esame. E’ troppo poco il tempo di tre quarti d’ora per dire quello che si è appreso in tutto questo periodo; l’importante è prepararsi in tutti gli anni di studio, perché solo con una certa qualificazione si potranno risolvere i mali dell’attuale società. Quindi credo fermamente nei compiti della scuola, nel contesto sociale”.

Ricordi qualche circostanza particolare, in tutti questi anni, nella quale sei rimasto particolarmente soddisfatto per gli scopi raggiunti?

“Sì, senz’altro: la battaglia studentesca per il trasferimento dell’Istituto Tecnico dal vecchio al nuovo edificio. Penso sia stata importante, perché il problema dell’edilizia scolastica è oggi comune a tutta la scuola italiana”.

Ai Ragionieri, i candidati, dopo il secondo scritto, quello di ragioneria, affrontano gli orali discutendo su: italiano, lingua straniera, tecnica commerciale, diritto; ai Geometri, dopo il disegno di costruzioni, gli orali consistono in italiano, topografia, estimo, disegno di costruzioni.

COLLOQUIO CON GIOVANNI GRILLI NEL 2023

Come è andata?

“Tutto sommato bene. Ho realizzato parte di quello che rientrava nei programmi che elencavo nell’intervista che mi facevi nel caldo luglio del 1974; non sono andato all’università e neanche a Roma per frequentare il corso per topografo ma, dopo il servizio militare, ho sviluppato altri interessi che ho perseguito, senza grandi risultati, per qualche anno. Poi, oggi posso dire per fortuna, conobbi per caso un imprenditore edile di Sulmona (grazie Enzo..) che mi ha “portato” in cantiere; non è stato facile inserirsi anche perché avevo molto da imparare, ma i primi cinque anni di pratica vera sono stati fondamentali per poter poi continuare nella mia professione con l’impresa con cui poi sono arrivato alla pensione”.  

Ti è servita la scuola?

“Certo. Ogni giorno. Non solo quella dell’Istituto Tecnico per Geometri, ma anche quella dalle elementari, con la maestra Gelsomina Di Marco che, tra le tante qualità aveva anche però un’ avversione per il giorno di carnevale, per cui ci “rinchiudeva” in aula a seguire le normali lezioni mentre nei corridoi si festeggiava; per proseguire poi con la scuola media “Panfilo Serafini” nella sede di Viale Matteotti, ricordando con simpatia il rito del controllo della pulizia delle scarpe all’ingresso della scuola fatta dal preside in persona”.

Non era troppo presto per andare in pensione?

“Per la verità a 67 anni di età si va in pensione per “vecchiaia” però, la famiglia e la società in cui vivo sono impegni da cui non posso e non voglio tirarmi fuori.”

Hai svolto un lavoro davvero al servizio della tua città, del centro storico nel quale sei cresciuto. Molti giovani di Sulmona adesso vanno fuori, all’estero, ma anche in altre regioni d’Italia. Cosa pensi di questa emorragia?

“E’ un autentico dramma non solo di oggi. Molte sono le responsabilità delle istituzioni, non voglio negarlo e penso che per questo ci voglia un impegno politico maggiore e non certo solo locale, ma ci sono anche responsabilità che ricadono sulla testa di ciascuno di noi e per questo molto dipende anche dalle scelte che si compiono la… notte ( o il giorno) dopo degli esami”

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