ALTRI APRONO PUB O PALESTRE O FANNO I VIGILI URBANI
30 APRILE 2015 – Galoppano i termini per la soppressione del tribunale: “sicut incitati equi fugit irreparabile tempus”, il tempo fugge come fanno i cavalli spronati (traduciamo per i molti che si accingono a preparare il bimillenario ovidiano con i contributi della Camera di commercio e degli industriali). Gli avvocati più avveduti cominciano a trovarsi studi e fondaci nella città disastrata che li accoglierà come accoglieva gli studenti universitari già prima del terremoto: a prezzi e canoni altissimi, per favorire la rendita di posizione degli Aquilani. A Sulmona si pensa ancora ad istituire il “tribunale di montagna”, cioè a darsi una bollatura da giuristi azzeccagarbugli (nelle raccolte di giurisprudenza, i “precedenti” sulmonesi recheranno tra parentesi il richiamo al “tribunale di montagna”: un successone): infatti per questa soluzione si è spesa subito la sen. Stefania Pezzopane, qualche mese prima di dedicarsi ad altro.
Si lavora ancora a sottolineare le ragioni specifiche della orografia, delle nevicate d’inverno e del testimone di Ateleta che deve fare 250 chilometri e partire il giorno prima con il pullman. Non si è ancora percepito che la legge è legge e che, con l’energia sifilitica che il territorio ha espresso finora in politica, la soppressione non sarà evitata neppure con… le nevicate d’estate; quanto al testimone di Ateleta, se si riuscirà a trovarne uno negli ultimi dieci anni di verbali del Tribunale è grasso che cola.
In questo quadro, è stata rispedita al mittente, per la seconda volta, la proposta degli avvocati di Avezzano di fare un tribunale unico, con sezioni separate: per esempio, tutto il settore civile a Sulmona, tutto il penale ad Avezzano. Ed era proprio l’opzione lanciata prima di tutte su questo giornale. Già solo con le iscrizioni civili di Sulmona e Avezzano, il tribunale peligno potrebbe rifarsi una vita. Ma si sostiene, all’ombra della statua di Ovidio che tanto lustro dà alle battaglie del foro (trascurando che proprio Ovidio scriveva che “è turpe usare l’oratoria per difendere in tribunale”, ma anche questo fa parte dei bimillenari equivoci), che Sulmona correrebbe il rischio di essere fagocitata dai cugini marsicani, molto più numerosi, più ricchi, insomma “più”. Così, gli avvocati più avveduti, come si diceva, si guardano intorno: anche perché, oggettivamente, se il tribunale viene trasferito, lo stipendio di giudici e cancellieri seguita a filare liscio, mentre chi rischia sono proprio i professionisti, che possono finire in una vasca senza possibilità di uscire e di mangiare, esattamente come le trote di Bussi prima di essere pescate. Il numero degli avvocati iscritti è già diminuito: alcuni, soprattutto i meno vecchi, si dànno ad altre attività, come pub, bar, palestre, polizia urbana. Sempre meglio, pare, che fare l’avvocato ad Avezzano: l’onore del campanile è salvo.
La strategia dell’accorpamento fra tribunali in procinto di essere soppressi viene sperimentata in provincia di Chieti, dove sarebbe allo studio un grande tribunale tra Lanciano, Vasto e, visto che si può, Larino in Molise; un razionale disegno della geografia giudiziaria potrebbe comportare la soppressione del tribunale di Chieti (che è uno scandalo, a poco più di dieci chilometri da quello di Pescara…). Così il conto tornerebbe: anzi sarebbe più favorevole agli appetiti divoratori dei funzionari del Ministero (e dei politici Maurizio Scelli, Paola Pelino e Giovanni Legnini).
Nella foto la deputata Paola Pelino, che firmò insieme a Maurizio Scelli e Giovanni Legnini la normativa per la soppressione dei tribunali minori, ripresa nella manifestazione eversiva davanti al palazzo di giustizia di Milano contro i magistrati e a favore di Silvio Berlusconi, come previsto in un film di Nanni Moretti.






